
Con un po’ di ritardo eccovi anche le foto da LPM 2010. Conosciamo molto bene la manifestazione, abbiamo ascoltato il bel racconto di Marco Donnarumma e quello che voglio aggiungere io per l’edizione di quest’anno è una la frase di un giovane artista dell’accademia di Brera, attivissimo: lo ritrovo a Transmediale a Berlino, al Node Fest, ad AHAcktitude e anche qui. Dice due cose bellissime. Io: “Ma sei anche qui”. Lui: “Beh, mangio pollo tutto l’anno per pagarmi i biglietti e le tresferte e poi qui in tre giorni ai workshop imparo quello che imparerei in tre mesi in accademia”.
Un’altro punto riguarda invece la mostra “Cease & desist Art: yes this is illegal!” curata da Simona Lodi e inserita nel programma nella giornata delle libertà digitali, classico appuntamento di apertura di LPM del giovedì. La mostra, una selezione di opere al limite della legalità fra plagiarismo, azioni di hacking, disturbo e pirateria, riflette provocatoriamente su come gli artisti (e in particolare gli artisti digitali) oggi non abbiamo più bisogno di un buon avvocato che di gallerie e curatori. Come dimostrano le numerose lettere di “cease and desist” ricevute da corporation, istituzioni e personaggi pubblici, ormai a loro volta un quasi-trofeo a testimoniare la libertà dell’atto creativo nella Corporatn Age. Se non che, a quanto pare, la curatrice qualche giorno fa ha ricevuto a sua volta una di queste lettere da un gruppo di artisti inclusi nella mostra (che è stata sviluppata esclusivamente online) senza il loro consenso.

Fare una retrospettiva di un evento complesso come Transmediale non è facile. Ho scelto questa volte un taglio particolare che deriva dalla mia esperienza diretta.
Parto quindi dalle facce e dagli incontri che il festival mi ha regalato, con una riflessione di base: Transmediale ha una storia ultraventennale e riesce a catalizzare l’attenzione e la presenza vera della scena europea e internazionale legata alla net art e alla cultura digitale. Questa è una delle caratteristiche che fanno di un festival un evento importante e significativo. Partecipare a Transmediale per il pubblico e i “professionisti” del settore (artisti, curatori, giornalisti che siano) ha un valore specifico in termini di relazioni e possibilità di interagire e di confrontarsi: un aspetto che, se ben presente per chi partecipa, rischia forse di essere un po’ trascurato in un reportage di tipo classico.
Ecco dunque le facce che hanno caratterizzato i miei tre giorni (pienissimi) a Transmediale, costituendone la prima ricchezza: li riporto più o meno in ordine di “apparizione” (proprio come nella gallery che trovate sotto).
Continua a leggere: Speciale Transmediale 2010 [PART 1] - Le facce e gli incontri
Come promesso, ecco un piccolo resoconta dirattamente da Linz che ci offre Simona Lodi, art director del Piemonte Share Festival, che avrà luogo a Torino dal 3 all’8 novembre 2009.
Comne immaginate, Simona e tutto lo staff dello Share (evento che vi anticipo seguiremo da vicino in diretta), è in fibrillazione, la ringrazio quindi di aver trovato il tempo per rispondere alle domande nonostante gli impegni onerosi dell’organizzazione.
La Arts Electronica che ci racconta si presenta interessante, ma forse un po’ meno rispetto alle edizioni passate. Parlando invece dell’Ars Electronica Center e della possibilità di realizzare progetti simili in Italia, dal suo punto di vista potremmo sfruttare molto bene le nostre strutture museali, aprendo le collezioni alla new media art, ma per adesso Simona non sembra particolarmente ottimista sulle prospettive di realizzazione concrete.
Come sempre, buona lettura.
[Nella foto Simona Lodi e Martina Coletto con Hiroshi Ishiguro, professore presso l’Università di Osaka e guest group leader di ATR Intelligent Robotics and Communication Laboratories]

Prima di continuare il nostro viaggio insieme a Banksy, una parentesi dovuta è alla nostra visita al Pervasive Media Studio, un laboratorio di sperimentazione sulle nuove tecnologie e i media digitali nato da qualche anno a Bristol grazie alla collaborazione delle istituzioni locali della città e dell’HPLabs. Ci siamo andati in delegazione sempre con [A][O][S] grazie al ToShare, nella persona della sua frizzante e attivissima art director Simona Lodi (che vedete nelle foto: capelli ricci e biondi sempre sorridente), e di Gianni Corino (docente presso la Plymouth University e membro del supervisory team del Centro i-DAT), che ha fatto da rèlais fra noi. Fondamentalmente un’occasione per un confrontarsi con questa realtà, conoscersi e scambiare idee e opinioni su quello che facciamo nei rispettivi paesi d’origine, su quali sono le possibilità e i campi di sperimentazione più vivi.
Un pomeriggio interessante che è iniziato con la visita del centro, un laboratorio/incubatore che ospita incontri, promuove residenze artistiche, eventi e progetti, realtà giovani imprenditoriali e non che sperimentano i nuovi media offrendo loro un ecosistema positivo e aperto, una connessione e un open space dove lavorare: l’ultimo evento ospitato, un vero peccato averlo perso per un solo giorno, era il raduno di DorkBot. Come vedete dagli esterni e dagli interni nelle foto, uno spazio molto bello e completamente ristrutturato, che nel passato era una fabbrica di di tubi di gomma da tempo chiusa.
La visita è stata inoltre l’occasione per conoscere dal vivo alcune realtà, fra cui segnalo Simon Game, una giovane start-up che ha scelto di concentrarsi sui giochi interattivi, giochi che avvengono generalmente il luoghi pubblici invadendoli, e che presuppongono l’utilizzo di tecnologie web based come il GPS, i social network o semplicemente la mail. La start-up si chiama Simon Game perché a lavorarci ci sono due Simon, prontamente ribattezzati da tutti noi come Simon&Simon della nota serie televisiva (che adoravo da bambina), che stanno preparando la nuova edizione del IgFest, un festival interamente dedicato agli street game interattivi che in UK ha già attirato l’attenzione dei media nazionali.
Ne abbiamo ricevuto una spiegazione esaustiva e molto professionale, ma per avere un’idea del festival la cosa più facile è che diate un occhio a questo link dove troverete alcuni video decisamente efficaci.
Continua a leggere: In visita al Pervasive Media Studio di Bristol
Ecco entrati nel vivo della due giorni. Al senato, presso la sala dell’Ex Hotel Bologna la conferenza-dibattito “Politiche culturali e gestione della proprietà intellettuale” diventa da un lato il “momento della rappresentazione pubblica”, e dall’altro il quadro teorico-interpretativo dell’operazione RomaeuropaFakeFactory.
Intensa la serie dei tre panel che si sono succeduti.
La mattina è dedicata alla contestualizzazione di arte, cultura e creatività nel contemporaneo e alla gestione delle politiche culturali: con le relazioni introduttive di Francesco “Warbear” Macarone Palmieri e Simona Lodi, che affrontano l’uno le relazioni fra autorialità e potere e l’altra la domanda cruciale “cosa è da scartare e cosa non lo è” in tempi di crisi, il dibattito si accende grazie agli interventi si Valerio Mattioli (giornalista e critico musicale), Casaluce-Geiger Synusi@-cyborg (artista e promotrice dell’azionismo post-umano), OtherethO (artista e membro più giovane del comitato scientifico del REFF), Gennaro (giudice, drammaturgo, danzatore e scrittore noto per la sua sentenza anti-copyright del 2001), Stefano Coletto (curatore della Fondazione Bevilacqua la Masa), Francesco Monico (direttore della Scuola Design&Comunicazione della NABA), Gianluca del Gobbo (fondatori di Flyer Communication, LPM e FLxER), Arturo Di Corinto (Osservatorio sulla Cultura della Regione Lazio) : moderano le sessioni, Rossella Ongaretto (architetto e designer) e un’incontenibile Valeria “Jemma Temp” Guarcini (performer e producer di LPM), capace di divertire il pubblico e stuzzicare i relatori con ironia e irriverenza.
Il Pomeriggio, dopo una sostenuta pausa-caffè, è il momento per un confronto serrato sulla relazione fra nuovi modelli di business e proprietà intellettuale. La relazione introduttiva di Alex Giordano ( saggista e fondatore di Ninja Marketing) offre una articolata visione di come emergano nuove relazioni fra marchi e uso-appropriazione degli stessi da parte degli utenti. “Cosa fare, come affrontare il nuovo mercato?” è questa la domanda che viene rivolta al tavolo, che alterna dubbi e risposte di Davide D’Atri (fondatore di Beatpick), Marco Fagotti (Anomolo Records), Francesco Magnocavallo (dir. editoriale di Blogo), Marco Scialdone (avvocato e docente alla Campus Link), Guido Scorza (avvocato e pres. dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione): a partire dalle diverse esperienze maturate come professionisti e giuristi, affiorano nel dibattito concetti come la possibilità di una coesistenza fra modelli commerciali e non commerciali, necessità, rispetto alla questione SIAE, il mandato non esclusivo, l’esigenza di una analisi critica e profonda del senso di autorialità e dei desideri che spingono gli artisti e rilasciare le proprie opere (il sogno di arrivare dal MySpace alla SONY, che non solo ha speranze minime di realizzarsi, ma che probabilmnte nel futuro non ha né spazio, nè possibilità di esistere…). Moderatore d’eccezione, Luca Neri, autore del libro “La Baia dei Pirati. Assalto al Copyright” (Cooper), in Italia per il lancio del volume appena uscito.
Nel complesso una giornata densa, alta l’attenzione e il coinvolgimento della sala fino alla fine, mentre il pubblico va via con il desiderio di continuare a discutere.
RomaEuropaFAKEFactory - ed è questo il senso della sua presenza in senato - diventa lo stimolo per la creazione di un Tavolo sulla Cultura Digitale da istituire all’interno della Commissione Cultura. Questo grazie al coinvolgimento attivo del sen. Vincenzo Vita (vicepres. della stessa Commissione) che, oltre ad ospitare l’evento, si impegna a sostenere la proposta. I tre panel iniziano ad esplorarne le prospettive e le tematiche scottanti che emergono nel complesso intreccio fra istituzioni pubbliche e private, economia, arte e interstizi: una contemporeneità che brucia, dove cade la logica della contrapposizione dialettica (l’aut/aut) e vince quella della relazione connettiva (l’et/et). Dove la contaminazione diventa necessità. Dove si afferma radicalmente un principio semplice: il diritto all’esistenza e la molteplicità (di fonti, punti di vista, identità, economie).
A breve saranno inoltre disponibili i video e l’audio integrali della giornata: nel prosegui dell’articolo intanto i video interventi di Derrick De Kerckhove e Carlo Infante.
[Foto in alto: sen Vincenzo Vita; di fianco a destra Simona Lodi, art director Piemonte Share Festival]