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Che differenza c'è tra Eataly e una galleria d'arte?

pubblicato da penelope.di.pixel

Sono molto contenta di presentarvi questa intervista che abbiamo realizzato insieme a Fake Press e a Squatting Supermarkets, finalmente online dopo un lungo periodo di gestazione.

Spessissimo vi ho presentato progetti artistici ambientati in supermercati, centri commerciali, progetti che riflettono e si interrogano sul nostro rapporto con le merci e con il consumo e finalmente arriviamo a discutere di arte e tecnologia direttamente con i gestori di uno store del tutto particolare: Eataly.

Per chi non conosesse Eataly, si tratta di un progetto legato alla filosofia Slow Food che raccoglie una serie di produttori locali distribuendoli presso i suoi punti vendita: non esito a definirli una versione attuale di musei dedicati alla cultura del cibo, in cui gli elementi esperienziali di design e di relazione con il pubblico sono il frutto di studio approfondito. Tanto che la sede di Torino (che vedete nel video) ospita non solo un vero e proprio museo del cibo, ma anche mostre ed eventi culturali.

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I vincitori di Share Prize '09

pubblicato da penelope.di.pixel

Andreas Muxel

Il Piemonte Share Festival si è concluso domenica scorsa ed ecco a voi una retrospettiva a partire dai vincitori dello Share Prize ‘09, che quest’anno a sorpresa ha assegnato per la prima volta insieme all’Environment Parck di Torino un premio spaciale: il green award per la tecnologia a impatto zero.

Ma veniamo ai winners. La giuria, che ha visto le due presenze eccezionali di Bruce Sterling e Andy Cameron (direttore di Fabrica), ha assegnato il primo premio a Connect di Andreas Muxel: la scultura cinetica con il suo moto perpetuo “genera continuamente drammatici episodi di comici fallimenti e di eroica determinazione ” capaci, secondo i giurati, di rappresentare un mondo in crisi in sè concluso. La menzione d’onore è invece stata assegnata al Calculating Space, il complesso lavoro di Ralf Baecker, realmente capace di colpire nella sue bellezza geometrica che ricorda la storia della computazione. Infine il green-award è andato a Squatting Supermarkets di Salvatore Iaconesi, progetto speciale dello Share non in gara che ha sorpreso e coinvolto tutti in un continuo di performance e azioni lungo i sei giorni di festival: speriamo che il green award di quest’anno possa essere una continuità e che si integri nella struttura del concorso.

E adesso - lo avevo promesso - ecco la mia personale graduatoria dopo aver visto le opere dal vivo. Il mio vincitore è Sciame di Francesco Meneghini e William Bottin. Opera che mi ha sorpreso per la sua delicatezza: fili di cotone scuro (quelli da cucito) sospesi, piccoli pezzi di carda rettangolari attaccati ai fili, un ventilatore, una luce blu e i suoni del Grillo Parlante (lo ricordate? Proprio lui, quella primordiale tastiera che molti bambini fra cui naturalmente la sottoscritta, hanno giocato) a creare delicati, organici e artificiali rumori di insetto in una stanza scura. Praticamente una istallazione costruita con nulla da un effetto bellissimo.

[Nella foto: particolare di Connect - Andreas Muxel]

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Squatting Supermarkets. I loghi e i luoghi del consumo: intervista con Salvatore Iaconesi

pubblicato da penelope.di.pixel

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Squatting Supermerkets è un titolo è affascinante, ma il contenuto lo è ancor di più. Per i compulsivi dello shopping e per chi dello shoping non si fida, quest’opera d’arte sfida la percezione ordinaria dell’acquisto proiettandola in una nuova dimensione: sensoriale, etica, estetica. Ma cerchiamo di capire insieme di che si tratta.

Progetto speciale del Piemonte Share Festival 09, Squatting supermarkets è un’installazione interattiva che riproduce un supermercato in Realtà Aumentata. Il cuore tecnologico dell’installazione è un’applicazione iPhone basata sul riconoscimento dei loghi, iSee, che usa l’infrastruttura fisica e informazionale del marketplace (punto vendita+logo) per riprogettare radicalmente atto più estremo, quotidiano e pervasivo del consumismo, lo shopping. A questo punto, la dimensione di squotting evocata nel titolo dovrebbe iniziare a chiarirsi ai lettori.

le potenzialità di un intervento di questo tipo sul tessuto (economico, sociale, antropologico) del consumo. L’arte esce definitivamente dagli schemi mostra/museo/oggetto e si getta con gioia primitiva nel processo, nell’ibridazione con le tecnologie, la comunicazione e la publicità, sbarazzandosi definitivamente di un falso complesso verso mercato: una galleria non confesserà mai di essere un supermercato (d’élite e raffinato, ma sempre un supermercato), mentre chi la frequenta stenta a riconoscersi come un banale consumatore (d’arte ma sempre consumatore). Questa arte non desidera essere esposta, venduta, collezionata: se il supermercato diventa la sua location per eccellenza, l’intervento artistico non non si limita al detournamento della merce, ma è una vera e propria azione di revers engineering delle dinamiche del consumo, costringendo a trasformare in senso ecosistemico il concetto stesso di valore.

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