
Una grande mostra al Philadelphia Museum of Art, Picasso e l’Avant-Garde a Parigi (dal 24 febbraio), getta maggiore luce sul ruolo di pioniere che l’artista spagnolo ha giocato nello sviluppo del cubismo e il suo dialogo con il surrealismo e altri movimenti artistici importanti negli anni 1920 e 1930.
Se forse non possiamo parlare di una vera e proprio scuola di suoi seguaci, sappiamo che in settant’anni di intensissima carriera Picasso ha davvero lasciato il segno. L’appuntamento di Philadelphia traccia un percorso fatto di 200 dipinti, disegni e sculture di Picasso, Georges Braque, Juan Gris, Fernand Léger, Joan Miró, la cosidettà ’scuola di Parigi’.
L’arrivo nella capitale francese è del 1904 (a 23 anni), po il il vivace scambio con georges Braque tra il 1910 e il 1913, con cui avrebbe costruito un vocabolario condiviso e una tavolozza dei colori ridotta del beige, ocra, bianco e grigio. Una sezione della mostra intitolata Americani a Parigi tratta degli espatriati tra cui Max Weber, Charles Demuth, e Carles Arthur Beecher.
Alcuni di voi forse lo conosceranno per aver studiato sui suoi libri, Gillo Dorfles, triestino classe 1910, è una figura importante nel panorama della cultura italiana. Pittore, critico d’arte, massmediologo ed estetologo, laureato in medicina e psichiatria, tra i fondatori del Movimento per l’Arte Concreta, Dorfles viene celebrato a Milano con una grande retrospettiva in programma dal 25 febbraio (inaugurazione h 18) a Palazzo Reale di Milano.
Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita va in scena a Palazzo Reale, con la collaborazione della Fondazione Antonio Mazzotta e la cura di Luigi Sansone. Circa 200 opere che documentano un’attività intensa, tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche. Dalla prima infatuazione per la pittura metafisica e surreale, passando per l’Arte Concreta, fino alle ultime produzioni, sottili ed ironiche.
Le opere, in mostra fino al 23 maggio, provengono dalla collezione dell’artista, da collezioni private e da musei italiani, tra cui il CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma. Un approfondimento con fotografie e una video intervista ripercorre la vicenda biografica dell’artista.

Una giovane artista dell’area londinese, interessante per l’uso che fa di una sua personalissima rivisitazione dei temi cari ai surrealisti, intrisi di una forte critica sociale del giorno d’oggi, è Chloe Early.
Nata a Londra ma cresciuta a Cork in Irlanda, ha poi studiato a Dublino. Ora le sue opere sono rappresentate dalla Stolen Space Gallery di Londra, ma lavora sempre fra l’Irlanda della sua infanzia e l’Inghilterra della sua precoce maturità.
Seguitela anche nel suo blog dove racconta del backstage dietro a molte delle sue composizioni olio su alluminio (le più suggestive) o olio su tela e dove segnala le mostre in cui compaiono.
Continua a leggere: Il surrealismo olio su alluminio di Chloe Early

Scopriamo oggi meglio chi è El Gato Chimney, artista delle cui mostre vi abbiamo parlato spesso. Marco Campori, aka El Gato Chimney, nasce nel 1981 a Milano, dove ancora oggi vive e lavora. Si avvicina all’arte da autodidatta e vive in pieno la ‘Belle époque’ del writing e dei graffiti nella città di Manzoni. Un momento, quello della seconda metà degli anni novanta, legato ad un grande entusiasmo per la diffusione del segno in strada. Un’iconografia, quella della street culture italiana degli anni ‘90, che si evolve e si trasforma raggiungendo ottimi livelli, pur rimanendo a volte ancorata alla rielaborazione di materiale visivo che proviene dall’altra parte dell’oceano.
El Gato Chimney (ODK – Krudality), per strada ha creato poster, sticker e graffiti, divertenti e colorati. Il suo linguaggio si è evoluto poi sulle tele, dove ha lasciato emergere grandi paesaggi dell’anima popolati da creature articolate e sorprendenti. Il suo stile si richiama alla cultura letteraria dello steampunk. Tecnologia obsoleta ma affascinate, nel caso de El Gato posta all’interno di ambientazioni naturali inconsuete. Un mondo che a tratti diventa il prolungamento di un paesaggio di Dalì, un sogno in cui l’artista milanese posiziona simboli e grimaldelli, reso vivido dalla potenza visiva dei colori.
Il colore, se guardiamo anche la produzione dei suoi toys, è una delle cifre espressive de El Gato Chimney, utilizzato sempre in maniera audace, coraggiosa. Quadri che sono dei rebus, figure da decifrare, scritte, esseri che non si addormentano nelle stanze del senso consueto. Rimane quindi sempre uno sforzo che lo spettatore deve compiere, di andare al di là del semplice sguardo e cominciare a sognare rielaborando frammenti di memoria condivisa. Lo stile dell’ultima produzione de El Gato non è certo diretto, non si lascia penetrare al primo sguardo. Se ci mettiamo anche la sua passione per alcune icone del classic tattoo, capiamo meglio un lavoro da mirare e rimirare, decifrare. Il tempo per farlo ci sarà all’ UPXS! - Urbanpainting Christmas Show di dicembre a Milano, dove sarà presente un suo lavoro di grandi dimensioni.
Pittore tra i più francesi che ci siano, ma che dal ‘68 aveva fatto di Milano la sua casa, Maurice Henry viene oggi celebrato con una mostra antologica di grandissimo spessore, che si potrà visitare dal 4 dicembre e fino al 14 marzo alla galleria Gruppo Credito Valtellinese di Milano. Una mostra che gli appassionati del periodo surrealista sono quasi obbligati a visitare, dato che, com’è noto, Henry fece parte di un gruppo di ispirazione surrealista che poi si unì a quello, più celebre, di Breton.
Illustratore per i giornali, disegnatore, scenografo, regista, Maurice Henry aveva lasciato Parigi per trasferirsi a Milano e dedicarsi esclusivamente alla pittura. Questa mostra, nella quale saranno presenti oltre 300 opere dell’artista, vuole fare il punto su questa sterminata produzione artistica, che spazia da immagini perfettamente surrealiste a vignette umoristiche (come potete vedere nella gallery).
E pare che questa celebrazione sia proprio in grande stile: non è facile trovare (in nessuna mostra) una raccolta tanto generosa delle opere di un’artista. Dedicata a tutti gli amanti del surrealismo e a chi, con l’arte, vuole anche e soprattutto sorridere.
Continua a leggere: A Milano, il surrealismo di Maurice Henry

Si chiama Aryz, è di Barcellona e non ha nulla a che fare con il nostrano Aris. Aryz è un graffitista davvero giovane (21 anni) e molto promettente, che utilizza spray, rulli e pennelli per le sue composizioni. Purtroppo Aryz ha perso il dito indice della mano destra (così importante per un graffitista) in un incidente, ma col tempo si è dato da fare per trasformare questo handicap in un’opportunità per sperimentare nuove tecniche.
Il suo stile è decisamente riconoscibile e contiene rimandi alla cultura dei fumetti e dei cartoons.
L’artista catalano frequenta ancora l’Accademia di Belle Arti (dove studia con fervore la pittura di Diego Velasquez ed altri maestri spagnoli), ma ha già dipinto con un grande come Andrea Sergio aka Mr Wany, street artist con cui condivide l’immediatezza dello stile, una grande capacità nell’uso dei colori e un costante richiamo al mondo del fantasy.
All’incirca un anno fa, nel dicembre del 2008, Aryz ha tenuto una personale nello spazio Inoperable di Vienna. Le sue tele rendono sicuramente più l’idea della direzione in cui sta procedendo il suo linguaggio: pop e surrealismo con un forte interesse nei confronti della figurazione e della psicologia dei soggetti che va a rappresentare.

Grande mostra a partire dal 24 ottobre a Palazzo Leone da Perego di Legnano. La nuova stagione del SALe (Spazi arte Legnano) apre con un’ antologica del grande artista cileno Roberto Sebastian Matta Echaurren (Santiago del Cile, 1911 – Civitavecchia, 23 novembre 2002).
Matta è stato un architetto e pittore che ha frequentato molto l’Europa. A Parigi conosce Le Corbusier, André Breton e Salvador Dalí, aderendo al Surrealismo e costruendo una tecnica pittorica incline a rappresentare morfologie psicologiche. In Scandinavia poi conosce Alvar Aalto e a Londra Henry Moore, Roland Penrose e René Magritte.
Durante la guerra va in America e conosce i giovani Jackson Pollock e Arshile Gorky. Tornato a Roma e poi a Parigi, tra il 1974 e il 1976 progetta e costruisce con Bruno Elisei l’Autoapocalipse, una casa prodotta con pezzi di recupero provenienti da vecchie automobili.
La mostra Matta - L’entrée est a la sortie sarà visitabile fino al 10 gennaio 2010.
Continua a leggere: Roberto Matta a Palazzo Leone da Perego.
Il post che dedicai a Bruno Di Maio nel dicembre del 2008 è uno di quelli che, nell’editoria e nella discografia, si definirebbe un long seller, un pezzo che a lungo occupa i primi posti nelle classifiche, nelle quali, peraltro, tende a tornare anche a distanza di tempo.
Le sue donne bellissime, gli scenari onirici, ricostruiti in modo paradossalmente realistico incuriosiscono ed eccitano la fantasia. Il simbolismo di Di Maio attinge ai miti classici, così come alle correnti di pensiero novecentesche (i riferimenti alla psicanalisi, ad esempio, sono frequenti).
Ecco una galleria di foto dei suoi olii più recenti, tratte dal sito dell’Autore.
Il 2 giugno a Bruxelles aprirà il Musée Magritte Museum, il più grande museo dedicato completamente a René Magritte. 250 opere per 2500 metri quadri (e 7,5 milioni di euro di budget…) nel centro della città, nella neoclassica Place Royale nel quartiere di Mont des Arts, che accoglie altri importanti musei.
Dal maggio dell’anno scorso il palazzo che ospita la sede del museo, l’Hotel Altenloh, è stato ricoperto con un’immensa tela di oltre 1600 metri quadri ispirata all’Empire des lumières di Magritte. Oggi, dopo solo un anno di lavori, è pronta per essere presentata la più grande collezione esistente dedicata al surrealista belga, collezione che comprende opere del suo intero percorso artistico, oltre naturalmente a film dell’artista, fotografie, schizzi.
Magritte torna, dunque, nella sua città adottiva in un attesissimo museo, che su 3 piani esporrà le sue celebri opere: una grande fotografia segnerà l’inizio del percorso su ogni livello, ciascuno dedicato cronologicamente a un momento diverso. Al primo piano, “Le mystère à l’ouvrage: 1951-1967”: le tele più famose, come lo stesso Empire des lumières o L’oiseau de ciel. L’allestimento del secondo piano, “L’échappée belle: 1930-1950”, propone invece 39 opere meno note, di ricerca e di elaborazione su diversi temi, dall’impressionismo alla guerra. Il terzo piano, “La conquête du surréalisme: 1898-1929”, è dedicato ai temi del movimento di cui Magritte è stato uno dei principali esponenti.
Il museo conta di ricevere 700.000 visitatori l’anno. A Milano, la mostra “Magritte e la natura” ne ha accolti 350.000 in circa 4 mesi: il maestro belga, grande elaboratore del reale, del mistero e della realtà onirica, si merita sicuramente un grande museo, che speriamo sia all’altezza della sua arte.
Continua a leggere: Un museo tutto per Magritte, a Bruxelles

Tutti i dipinti e tutte le opere grafiche scelti per la mostra di Parigi “Un’immagine ne nasconde un’altra” (Grand Palais, bel sito, gran bel tour interattivo) hanno in comune una cosa, anzi due: le due facce di ogni realtà.
Una che rappresenta quello che è, e una che non nasconde quello che potrebbe essere. Un bel dilemma, però, quando entrambe sono prepotentemente realistiche, e tutte e due somigliano tanto a una realtà che, almeno qualche volta, ci pare di aver toccato.
Chi non sa rinunciare a tutte e due le componenti di ciascuna visione, sono certi artisti, che presentano un alto coefficiente di surrealismo, che sia ante litteram o che sia manifesto. Arcimboldo, Dalì, Escher, Raetz e tanti altri sono esposti in 250 opere e almeno 500 significati, in questa mostra di enigmi visivi che hanno sempre la stessa risposta multipla.
Illusioni ed enigmi visivi a Parigi



Continua a leggere: Una mostra di illusioni ottiche al Grand Palais di Parigi