Qui su Artsblog conosciamo già il lavoro della street artist newyorchese Swoon, il cui vero nome è Callie Curry. In occasione del terremoto di Haiti Swoon aveva progettato un modulo abitativo sostenibile, oggi invece il suo ultimo progetto si chiama Dithyrambalina: una casa/strumento musicale ispirata all’architettura dei cottage a Bywater, il quartiere creolo di New Orleans ancora pieno di casette ed edifici abbandonati (dopo la devastazione di Katrina).
La Dithyrambalina è un edificio/installazione, che sarà prodotto attraverso una campagna fondi su Kickstarter: 12.000 dollari è l’obbiettivo e, grazie all’impegno di oltre 230 sostenitori, la quota è quasi raggiunta. Dai resti di un decrepito cottage creolo, nascerà quindi una musical-house: sembrerà una casa, ma funzionerà come uno strumento musicale. Un gruppo di musicisti locali sta progettando strumenti interattivi che possono essere costruiti all’interno delle pareti e dei pavimenti della casa.
L’installazione temporanea che ne verrà fuori prenderà il nome di Music Box - Un Laboratorio del suono a Shantytown.
La Dithyrambalina: a New Orleans una casa che suona progettata da Swoon



Come saprete esistono molti eventi collaterali alle varie Biennali di Venezia. Tutti gli artisti “sbavano” per poter anche solo vedere il proprio nome associato ad uno dei più importanti palcoscenici internazionali per l’arte contemporanea. Non è però il caso di Swoon, donna e street artist di base a New York. Nel 2009, senza nemmeno aver cercato di essere inserita nel palinsesto ufficiale degli eventi collaterali, è sbarcata all’Arsenale con un manipolo di giocolieri, musicisti, e anarchici artisti di strada, su di una flotta composta da tre zattere fatte di rifiuti provenienti dalla Grande Mela.
A differenza di Coniglio Viola, la cui operazione è stata ampliamente annunciata e coperta dai media nazionali, del progetto di Swoon, Swimming Cities of Serenisima, non si è parlato in Italia. Swoon è un artista di 32 anni, che di nome fa Caledonia “Callie” Dance Curry. Ha costruito la sua zattera e ci ha fatto montare una trentina di artisti, emissari della cultura underground. Maestri nell’assemblaggio e nella guida di biciclette, dumpster-divers in cerca di piccoli tesori sommersi tra i rifiuti. Sono pezzi del movimento anarchico che ha prosperato a New York in zone come Bushwick, Greenpoint, lungo il Canale Gowanus, negli ultimi dieci anni.
Ci sono viaggiatori, artisti, ladruncoli e homeless, che si sono dati appuntamento a 100 km dalle coste di Venezia, in Slovenia, per raccogliere e assemblare i contaneir pieni di spazzatura provenienti da New York. Fogli di compensato, ritagli di legno di olivo, pezzi di arenaria, metalli, cemento e scarti di ogni tipo. Le zattere sono diventate delle Zone Temporanamente Autonome che si muovevano in maniera caotica e disordinata (a causa soprattutto del maltempo) per le calli e i canali veneziani.
Il progetto Swimming Cities era nato nel 2006 in America, prima la discesa del fiume Mississipi, poi l’Hudson, ed infine il Canal Grande. L’invasione ‘a colpi di rifiuti’ è interessante perché viene proprio dagli States, la terra che riesce a vendere per buono ogni suo prodotto (o scarto?) culturale o artefatto tecnologico.
Image courtesy Swimmingcities on Flickr
Swimming Cities of Serenissima. Lo sbarco della street art di Swoon alla Biennale di venezia



