Non conoscevo così in profondità l’attività di Eadweard Muybridge, ma la retrospettiva a lui dedicata alla Tate Britain di Londra, mi ha aperto gli occhi.
Pioniere del mezzo fotografico, Muybridge è diventato famoso per le immagini dei grandi panorami, in particolare quelli del Parco Nazionale di Yosemite (poi ripresi anche da Ansel Adams) e soprattutto per aver dimostrato che un cavallo può volare. Applicando mezzi tecnologici all’avanguardia per i tempi (fine ‘800), Muybridge riprese con 24 telecamere il movimento di un cavallo, confermando l’ipotesi che quando l’animale galoppa, c’è un istante in cui tutte e 4 le zampe, sono sollevate da terra. Ma non nella posizione allungata, come era sempre stato rappresentato in pittura.
Non sperimentò solo questo aspetto. Muybridge si dedicò infatti al movimento in fotografia in generale, riprendendo uomini e donne in corsa. Inventò anche un metodo e il mezzo (zoopraxiscopio), per proiettare la versione animata delle sue immagini, facendole sembrare delle sequenze filmate (anticipando così il futuro cinema).
Una vita particolare quella dell’artista. Di natura solitaria, anche per via dei lunghi mesi trascorsi lontano da casa a causa del lavoro, si sposò una donna più giovane di vent’anni da cui ebbe un figlio. In seguito al tradimento di lei, uccise il supposto amante senza venire condannato (grazie alle leggi dell’epoca ma anche grazie alla sua fama). Alla morte improvvisa della donna, non si occupò del figlio, abbandonandolo in un orfanotrofio, e continuando a viaggiare.
La mostra, visibile fino al 16 gennaio 2011, raccoglie tutta questa parte di storia, con immagini realizzate e strumenti utilizzati dal fotografo.

Si apre una settimana interessante e un periodo pieno di attività per la città di Londra. E’ imminente l’apertura dell’installazione di Ai Weiwei alla Tate Modern (e ci chiediamo tutti, che cosa avrà mai ideato? Ho pronta la macchina fotografica…). Sono prossime le inaugurazioni di mostre importanti con artisti come Walid Raad, Marina Abramovic, Yayoi Kusama, Louise Bourgeois. E sta per arrivare Frieze Art Fair.
In attesa, una piccola recensione sulla mostra Rachel Whiteread Drawings, ovvero i disegni dell’artista esposti alla Tate Britain. Dico piccola, perché non mi soffermerò molto sull’esposizione che non ho trovato particolarmente entusiasmante. E’ una mostra curata bene che raccoglie molti lavori della Whiteread, ma non trovo ragione di dedicare tanto spazio ai suoi disegni.
Lo stile dell’artista è sempre a metà tra opera artistica e progetto architettonico, anche quando si tratta di installazioni. Ma mentre in questo secondo caso, mi piacciono ideazione, progetto e sviluppo, nel caso dei disegni mi sembrano lavori piatti.
Sono passati alcuni anni da quando ha vinto il Turner Prize, premio che l’ha sicuramente aiutata. Chissà se, come altri artisti del YBA, rimarrà nella storia. La Tate Britain, con questa mostra, che chiude il 16 gennaio 2011, dimostra di coccolare i suoi artisti.
Sono esposti presso la Tate Britain di Londra fino al 3 gennaio, i lavori dei 4 finalisti per il Turner Prize 10 (Dexter Dalwood, Angela de la Cruz, Susan Philipsz, Otolith Group). Il vincitore verrà dichiarato il 6 dicembre e si potrà allora portare a casa il premio di 25 mila sterline. Gli altri, si dovranno accontentare, si fa per dire, di 5 mila sterline. Anche se, come si sa, il valore nel premio non sta nei soldi, ma nel prestigio che ne segue.
Questa ad ogni modo la prassi, che si ripete ormai da diversi anni, insieme alle polemiche e alle critiche che non si fermano mai. Nonostante il tempo, che avrebbe ormai dovuto consolidare il premio come uno dei più importanti a livello nazionale e internazionale, c’è sempre molta ironia quando si parla della selezione degli artisti e della natura delle opere.
Ed è lo stesso quest’anno. Ma con una nota diversa. Se negli anni precedenti, si diceva che le opere erano troppo innovative e stravaganti, questa edizione viene vista come troppo classica e poco originale. Questo perché gli autori sono conosciuti da anni, e hanno uno stile consolidato.
Turner Prize 2010: alla Tate Britain i lavori finalisti




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E’ aperta da oggi al pubblico (gratis) alla Tate Britain, la mostra Romantics.
Nelle sale della Clore Gallery è visibile l’arte romantica a carattere inglese, con opere di Henry Fuseli, JMW Turner, John Constable, Samuel Palmer e lavori recentemente acquistati dal museo di William Blake.
Il percorso espositivo ripercorre origini e sviluppi del movimento, mettendo in luce la grande creatività di questi artisti, che credevano nella libertà di espressione piuttosto che in uno stile tradizionale.
Fino al 31 dicembre 2012.

Si aggiungono in continuazione, ma ecco una lista, parte I, delle 5 mostre/eventi da vedere gratuitamente se passate qualche giorno a Londra quest’estate 2010.
Oltre al fatto che sono appuntamenti interessanti, che ho testato personalmente, l’elemento gratis (o free come dicono qui), aggiunge valore. Senza alcun ordine di preferenza sono:
Close Examination-Fakes, Mistakes and Discoveries - tecnologia a arte alla National Gallery, fino al 12 settembre
Harrier and Jaguar - gli aerei di Fiona Banner alla Tate Britain, fino al 31 gennaio 2011
Wolgang Tillmans - Serpentine gallery (non mi ha entusiasmato, ma entusiasma altri), fino al 19 settembre
Newspeak, British Art Now - Saatchi Gallery, fino al 17 ottobre
1:1 Architects Build Small Spaces - Victoria and Albert Museum (per chi ha sempre voluto provare una casa sull’albero), fino al 30 agosto
Dato che di eventi gratuiti ce ne sono degli altri, post parte II a seguire.
L’avevano detto e l’hanno fatto. Alcuni esponenti dei movimenti di protesta contro la BP e la sua sponsorizzazione alla arti inglesi, hanno lanciato secchiate di melassa nera e piume davanti all’entrata della Tate Britain, durante il consueto summer party (può sembrare un liquame oleoso impossibile da pulire, ma non è così. Ieri non c’erano tracce sulla pavimentazione del museo).
Due gruppi erano presenti durante la festa, Platform e Liberate Tate. Quest’ultimo è responsabile della performance artistica, filmata nel video e mandata su youtube.
Io quasi quasi sono d’accordo con loro. Forse è giusto rifiutare i pesanti contributi della BP. E con loro quindi anche le 60 mila sterline che il movimento artistico londinese Platform ha ricevuto dall’Arts Council l’anno passato. Rimane solo il dubbio, e se fossi in loro me lo porrei come problema, di come sopravvivere senza quei contributi e quindi di come organizzare concretamente le azioni performative. E alla fine arrivo alla conclusione che sono solo buffonate per farsi autopromozione.
Quasi per caso (un caso volontariamente forzato…), mi sono trovata alla Tate Britain di Londra, per vedere le installazioni aeree di Fiona Banner.
Assolutamente spettacolari dal vivo, vista l’imponenza della massa. Qualcuno potrebbe dire che alla fine sono due jet, e pur essendo vero, sono stati rifiniti in modo così diverso e contestualizzati in uno spazio così inusuale per degli aerei da guerra, che alla fine, non sono dei jet. Sono due installazioni che possono essere lette in modi diversi.
Vista la loro posizione, uno adagiato al suolo, l’altro sospeso al soffitto, possono essere visti come due animali feroci domati, sconfitti, divenuti trofei di caccia. Ma soprattutto Jaguar, l’aereo precipitato al suolo (vista la posizione rivoltata della cabina di pilotaggio), sulle cui superfici lucide ci si può specchiare, può essere visto come un caso di coscienza. La macchina da guerra su cui si riflette un’umanità che l’aziona. Non sono mai gli strumenti ad essere cattivi, ma chi li progetta e aziona, anche se viene naturale pensare in modo diverso.
Per quanto mi riguarda, vendendo quella bella superficie liscia e specchiante, la mia mente è andata alle installazioni neo-pop di Jeff Koons.
Harrier and Jaguar - Tate Britain - Fiona Banner




Continua a leggere: Immagini della battaglia della Tate Britain di Fiona Banner

Il titolo, la battaglia della Tate Britain, l’ho rubato all’Evening Standard, ma era così indovinato, che non ho resistito alla traduzione. Esprime infatti in poche parole il concetto dell’installazione Harrier and Jaguar, esposta presso il museo londinese.
Realizzata da Fiona Banner, consiste in due veri aerei jet utilizzati in guerra. Il primo, Harrier, è stato usato per 12 anni fino a rompersi in fase di atterraggio. Il secondo, Jaguar, ha svolto servizio nella guerra Desert Storm e in Bosnia. Ripuliti e dipinti, sono visibili fino al 3 gennaio 2011 nelle gallerie di arte neo-classica del museo.
Sono stati commissionati all’artista, finalista anche del premio Turner, dalla Duveens Commission (in pratica l’equivalente dell’ente che si occupa delle installazioni della Turbine Hall alla Tate Modern).
La scelta artistica della Banner non ha nessuna nota di protesta. Affascinata sin da bambina, dal rumore emesso dal passaggio dei jet, una volta avuta l’occasione ha voluto riprodurre quel senso di stupore. Fascino che si rivela però ambivalente, visto l’impiego non pacifico di questi strumenti. Prodotti odiati quindi, ma che suscitano anche tanto interesse.

Tutti pazzi per l’iPad e per i suoi possibili impieghi artistici. Non solo pubblico di tecno-appassionati, ma anche artisti, critici e direttori di musei che riconoscono allo strumento, grande sensibilità. Ed è in un museo londinese che arriva la prima mostra-installazione che vede protagonista il touch computer dell’Apple e l’applicazione Melodala (sviluppata da Mark McElvoy).
In seguito ai lavori d’arte realizzati proprio con l’iPad da David Hockney, la Tate Britain ha deciso di installare in una sala l’applicazione per disegnare, lasciando libero il pubblico di interagire e creare. Una volta realizzati, i lavori verranno stampati e appesi alle pareti (più che una mostra di opere d’arte, una mostra partecipativa). Non solo colori ma anche musica, visto che l’applicazione fa corrispondere a suoni diversi, colori diversi.
iPad come quaderno degli schizzi del XXI secolo? Bè è ancora da studiare…
Il mio interesse verso questa mostra sta subendo oscillazioni. Appena uscita ho pensato di andarla subito a visitare, visto i nomi degli artisti tra i quali compare anche Barry Reigate, ma poi ho cambiato idea (calo dovuto anche alle critiche alcune positive ma altre così così).
Rude Britannia: British Comic Art, fino al 5 settembre alla Tate Britain di Londra, esplora l’ironia nell’arte inglese. E lo fa con un’analisi ampia, che va dal 1600 ai giorni nostri. Ci sono fumetti, dipinti, video, fotografia, scultura. Ogni genere dove viene messo alla berlina anche il politico di turno (non manca il tanto amato/odiato Tony Blair e la prima amata, ma poi mai rimpianta Margaret Thatcher).
In questo campo gli inglesi sono bravi e non hanno timori di censure. La loro è vera satira che può toccare anche il grottesco. Rimane però un campo rappresentativo molto locale. Ad ogni modo, visto che Londra è meta turistica vacanziera, potrebbe essere una delle mostre più visitate quest’estate.
Rude Britannia: la British Comic Art alla Tate Britain




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