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Tutti gli articoli con tag tate gallery

La Regina d'Inghilterra mette online le Collezioni Reali d'Arte

pubblicato da giovanni de stefano


In molti sanno quanto Elisabetta II d’Inghilterra tenga alle arti e alle Collezioni Reali. Non altrettanti quanto sia forte il suo interesse anche per le nuove tecnologie. Dal connubio di queste due passioni della sovrano britannica, è venuto fuori un prestigioso incarico per Jemima Rellie, il “pioniere di internet” cui si deve la sistemazione online delle collezioni della Tate Gallery di Londra.

Jemima è stata infatti nominata “director of publishing and new media at the Royal Collection”. Si tratta di un’imponente raccolta, che conta più di 200.000 opere, per un valore totale di 10 miliardi di sterline. Jemima, manco a dirlo, è entusiasta del compito che le spetta:

“Useremo per conto di Sua Maestà il meglio di queste entusiasmanti tecnologie. Abbiamo un account YouTube, uno Twitter e usiamo anche Flickr”.

In “casa” sua, la Regina Elisabetta è seconda solo al suo consorte Filippo di Edinburgo, per quanto riguarda la passione e l’attenzione per i linguaggi di Internet. Lo dimostra il fatto che la Sovrana ha commissionato nientemeno che a Sir Tim Berners-Lee - l’inventore di Internet per come la conosciamo oggi - una consulenza per rilanciare il suo sito personale, raggiungibile a questo indirizzo.

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Tate Gallery compra William Blake

pubblicato da giovanni de stefano


La Tate Gallery di Londra ha appena comunicato ufficialmente l’acquisto di alcune acqueforti stampate e colorate a mano da William Blake, ritrovate negli anni ‘70 e solo ora comprate per una cifra vicina alle 441.000 sterline (490.000 euro).

Furono rinvenute in una scatola di poco conto presso una vendita di libri usati. Le acqueforti in questione sono fra le più crude che si conoscano di Blake: corpi nudi bruciati, tagliuzzati, carbonizzati.

I lavori saranno esposti alla Tate in modalità permanente a partire da luglio 2010. Per il novembre 2011 è già previsto un loro prestito al Pushkin Museum di Mosca per una mostra interamente dedicata al maestro inglese della fusione fra letteratura e arte visiva.

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Diciassettenne ruba pennarelli a Damien Hirst e va in carcere. Valevano 500.000 sterline

pubblicato da giovanni de stefano


Il giovanissimo graffiti artist Cartrain (diciassettenne quest’anno) non è nuovo alle provocazioni nei confronti dell’establishment artistico, e in particolare nei confronti del solito Damien Hirst.

Già lo scorso anno si era “distinto” per aver riutilizzato l’immagine del teschio ricoperto di diamanti - simbolo di una stagione dell’opera di Hirst - in una serie di collage umoristici in vendita su un sito web.

Questa volta, però, l’ha fatta ben più grossa. In visita presso Pharmacy, la grande installazione di Damien Hirst in mostra alla Tate Gallery che rappresenta, in grandezza naturale, l’interno di una farmacia, ne ha sottratto alcuni pennarelli colorati. Una scatola intera, a quanto pare. Questo è bastato per farlo arrestare, mettere dietro le sbarre e rendere necessaria una bella cauzione per rilasciarlo.

L’accusa è di aver rubato materiale dal valore di circa 500.000 sterline e aver danneggiato un’opera d’arte dal valore di 10.000.000 di pound.

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Tracey Emin, la vita in un'opera d'arte

pubblicato da contemporanea


Il lavoro di Tracey Emin è tutto meno che scontato. Tra le punte di diamante della Young British Art, gruppo di artisti tenuto a battesimo dalla londinese Saatchi Gallery e di cui fa parte anche Damien Hirst, la Emin porta in scena un’arte sfacciata, irritante, in cui riversa senza filtri ma con apparente poesia la propria vita, nei suoi risvolti più prosaici e irriverenti.

Non a caso, tra le sue opere più note figura My bed (nella foto), un’installazione, poi acquistata da Charles Saatchi, costituita da un letto disfatto (quello dell’artista) cosparso di macchie organiche, attorno e sopra il quale sono disseminati oggetti privati tra cui mutandine sporche di liquido mestruale, preservativi usati e un paio di pantofole. Presentato alla Tate Gallery nel 1999 in occasione del Turner Prize, My bed sollevò, com’era prevedibile, un vespaio di polemiche.


Alcuni lavori di Tracey Emin

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