
Si chiama Giant ma non ha nulla a che fare con il famoso Obey Giant. Mike Giant è un graffitista, illustratore e tatuatore americano. La sua specialità, da buon tattoo artist, sono i disegni a inchiostro nero. Ma che lavori sul cemento, sulla carta o sulla pelle, il suo stile è riconoscibile e influenzato dall’ arte popolare messicana, dall’old school e dal classic style dei tattoo come dall’ illustrazione di matrice giapponese.
Nato a New York e trasferitosi nel New Mexico, a Albuquerque, Giant ha frequentato la facoltà di architettura per poi abbandonarla al quarto anno, quando gli fu offerto un lavoro come graphic designer per ‘Think Skateboards’. Spostatosi a San Francisco, vi ha trovato il suo habitat naturale dove lasciar crescere uno suo stile crossmediale, tra graffiti, fanzines, grafica, e tatuaggi.
La sua prima personale alla WDWA Gallery di New York risale al 2001. Da allora i suoi disegni sono stati a Tokyo, in Giappone, a Vancouver ed anche a Bologna dove ha realizzato un live painting nell’edizione 2008 di Arte Fiera.
Kim Joon è un body painter, artista visivo e tatuatore sudcoreano classe 1966. I suoi interventi sono spesso pensati per diversi corpi e quindi realizzati con più performer. Non si tratta solo di decorare il corpo ma di utilizzarlo proprio come una tela, per esprimersi con i colori nello spazio.
Il corpo viene da Kim Joon frammentato ed utilizzato nelle singole parti che vengono di volta in volta ricomposte attraverso l’uso di colori molto accesi. Identità lacerate che trovano un punto per ricongiungersi nello spessore dei colori, densi e pieni.
Questo artista ha portato la pratica della body art nell’epoca dell’immagine digitale. Realizza anche videoanimazioni e, come potete vedere nella galleria, lavori commissionati da sponsor. I suoi lavori sono stati nel 2008 in Italia, alla Box Art Gallery di Verona.

Due giorni dedicati all’arte del tatuaggio e del corpo a Firenze. L’evento “florence tattoo convention 2008“, inaugura questa sera con una festa dedicata ad Halloween a Fortezza da Basso, ma il tema verrà discusso nelle giornate dell’1 e 2 novembre.
Una manifestazione internazionale che vuole promuovere il tatuaggio come forma artistica e mostrare, parlare, informare su di un tema che conquista sempre più pubblico (basta vedere le trasmissioni dedicate ai tatuaggi). Verrà trattata anche la body art, altra forma artistica che appassiona, attraverso la partecipazione di esponenti del World Body painting Festival.
120 gli artisti presenti e poi tavole rotonde, antropologi, spettacoli e musica.
E a proposito di body painting, ricordo le immagini di Mainz e di Guido Daniele.
The Force in the Flesh è un sito-blog che raccoglie esempi da tutto il mondo della migliore body-art di ispirazione bellico-stellare: da Star Wars, per dirlo col titolo della saga che tanta carne, da tutto il mondo, omaggiava, e non lo sapevamo.
Il primo classificato, secondo la decisione definitiva della giuria, composta dall’autore del post su The Force in the Flesh, e dalla sua quantità di Forza giornaliera, è una enorme scarification che viene da Edmonton, Alberta, e rappresenta il maestro Yoda in una posa riflessiva.
Secondo me, avrebbe potuto piazzarsi ancora meglio (è terzo) anche quello che rappresenta uno Stormtrooper mentre sculaccia il Capitano Kirk di Star Trek, che non sembra neanche troppo contrariato all’idea di ricevere punizioni fisiche.
via | Boingboing
Già in passato avevamo documentato curiose repliche dell’opera di Escher.
Ma il tatuaggio sulla zucca rasata di un anonimo appassionato del maestro olandese, le supera tutte.
Pur nella sua innegabile assurdità, la scelta di questo autoritratto anamorfico è molto azzeccata: il cranio tatuato coincide perfettamente con la sfera riflettente raffigurata nella litografia originale.
Si spera che il “tatu-cefalo”, in caso di futuro pentimento, non soffra di calvizie.
In realtà ho qualche dubbio residuo sull’autenticità della foto, che potrebbe anche essere stata montata con Photoshop.
In ogni caso, complimenti per l’originalità.
via | blog.wired.com