
Eccoci con un nuovo appuntamento dell’Opera Misteriosa. La tecnica e lo stile di questo pittore sono altamente riconoscibili, anche se questo dipinto potrebbe trarvi in inganno per il soggetto rappresentato, non proprio abituale per il ‘nostro’.
Forza con le risposte, autore e titolo quadro!
Grazie all’esame ai raggi ultravioletti sono riemerse parti di affreschi eseguiti da Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze. Le ricerche sono state finanziate dalla Getty Foundation di Los Angeles e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che da decenni si occupa del restauro conservativo e del mantenimento dei capolavori di Giotto di Bondone.
Per superare alcuni limiti imposti dalla tecnica dell’affresco il maestro fiorentino utilizzò una tecnica di pittura a secco. Col tempo i leganti proteici sono venuti meno e sono riemerse tracce dell’immagine sottostante.
Adesso gli esperti (oltre 35 al lavoro sugli affreschi diella Cappella Bardi e della Cappella Peruzzi - nella foto) si aspettano molto dalla scoperta. Anzitutto dal punto di vista conservativo, questo caso fungerà da esempio. Poi dal punto di vista contenutistico, i nuovi cicli pittorici fanno riemergere le pitture nei lunettoni: il Cristo mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista, la Donna col Bambino in culla e i decoridel del Banchetto di Erode.
“Qual è il rapporto tra l’operatore e il pittore? Per rispondere a questa domanda ci sia consentito ricorrere a una costruzione ausiliaria fondata su un concetto di operatore derivante dalla chirurgia. Il chirurgo incarna il polo di un ordinamento, al polo opposto del quale c’è il mago. L’atteggiamento del mago, che guarisce un ammalato mediante imposizione delle mani, è diverso da quello del chirurgo, il quale intraprende un intervento sull’ammalato. Il mago conserva la distanza fra sé e il paziente (…); il chirurgo procede alla rovescia (…). In una parola: a differenza del mago (che ancora si nasconde nel medico comune), nel momento decisivo il chirurgo rinuncia a porsi di fronte all’ammalato da uomo a uomo; piuttosto, penetra al suo interno operativamente. Il mago e il chirurgo si comportano rispettivamente come il pittore e l’operatore. Nel suo lavoro, il pittore osserva una distanza naturale da ciò che gli è dato, l’operatore invece penetra profondamente nel tessuto dei dati. Le immagini che entrambi ottengono sono enormemente diverse. Quella del pittore è totale, quella dell’operatore è multiformemente frammentata, e le sue parti si compongono secondo una legge nuova.”
Walter Benjamin
[Tratto da “L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica”]
Quella di Caravaggio è una delle figure più affascinanti e controverse della storia dell’arte; la sua immagine di “pittore maledetto” ha colpito la fantasia di molti. Eppure l’importanza della sua produzione pittorica, nell’evoluzione delle forme artistiche, è stata apprezzata solo in tempi relativamente recenti.
Il Prof. Antonino Saggio, architetto e urbanista, docente di Progettazione all’Università “La Sapienza” di Roma, nel suo ultimo volume dal titolo Lo strumento di Caravaggio (edizione Kappa) spiega il ruolo che i nuovi mezzi tecnici impiegati dal grande pittore lombardo hanno avuto nella rivoluzione artistica da lui condotta.
Artsblog lo ha intervistato per voi.
Cosa dice di nuovo il suo libro sulla tecnica del Caravaggio?
Il titolo del libro anticipa il contenuto, che in una parola è questo: ormai è assodato che Caravaggio usa tecniche pittoriche nuove di sua invenzione e che queste tecniche oltre che l’uso dello specchio contemplavano i sistemi ottici e la camera oscura. Il libro spiega il rapporto tra la presenza di questi nuovi strumenti e la visione rivoluzionaria di Caravaggio. Visione che si basa sull’idea secondo cui lo strumento non è mero utensile, bensì materializzazione dello spirito. Proprio lo sguardo nuovo consentito da questi strumenti conduce il pittore in una direzione del tutto inedita e rivoluzionaria.
Continua a leggere: Lo strumento di Caravaggio. Intervista al Prof. Antonino Saggio