
Lunedì appena passato, c’è stato a Londra, il funerale di Alexander McQueen, lo stilista morto suicida a febbraio. Molto scenografico, sembrava una rappresentazione teatrale. Alcuni partecipanti, durante la funzione, hanno ricordato una grande amica del designer, morta anch’essa suicida due anni prima, Isabella Blow.
Il suo nome è probabilmente meno noto di quello d McQueen, ma per chi segue la moda, soprattutto quella inglese, suona familiare.
Giornalista, icona, musa, scopritrice di talenti, la Blow era anche amica di diversi artisti. Tra questi Tim Noble e Sue Webster, i due scultori di luci e ombre.
Fino al 13 marzo 2011, la National Portrait Gallery di Londra, mette in mostra un’installazione che i due autori hanno dedicato ad Isabella Blow, che come tutte le loro opere, per essere capita, deve essere proiettata su muro. Si tratta di un pezzo, una sorta di palla di piume e animali imbalsamati (come gazze ladre, ratti e serpenti). Quando proiettata sulla parete si trasforma nel profilo della donna con tanto di cappellino (alla Philip Treacy, stilista che lei indossava con regolarità).
E’ un’opera molto cupa che sa di morte, anche se realizzata nel 2002, prima del suicidio della Blow. Ma gli artisti la vedevano così, come una icona gotica. Noble and Webster raffigurano sempre se stessi, questa è l’unica opera che non segue la regola.

Il British Museum di Londra ha rilasciato solo un primo piano di “Siren”, la nuova scultura di Marc Quinn dedicata a Kate Moss.
L’ennesima opera d’arte che ritrae la modella inglese, questa volta realizzata in oro massiccio per il peso di 50 kg e per il valore di 1,5 milioni di sterline. La moda di realizzare lavori con materiali pregiati sembra non avere fine, ancora, ma pur non aggiungendo qualcosa di nuovo nel fare arte, attira la curiosita’ di tutti. Ancora di piu’ se la modella ispiratrice e’ un personaggio noto come la Moss, l’Afrodite dei nostri giorni.
Non e’ un caso quindi che sia questa l’immagine con la quale il museo londinese sta facendo parlare della mostra, che comunque dovrebbe dimostrarsi un appuntamento interessante. Intitolata “Statuephilia“, l’esibizione si apre il 4 ottobre e raccoglie lavori di Damien Hirst (con 200 teschi di plastica creati per l’occasione), Antony Gormley, Ron Mueck, Marc Quinn, Tim Noble e Sue Webster.
Via | bbc

Per me rimane un mistero come il duo Tim Noble e Sue Webster riesca a creare queste sculture d’ombra da oggetti di metallo e cumuli di spazzatura apparentemente ammassati senza logica. Ma di fatto ci riescono da diversi anni.
Su The New Shelton wet/dry ci sono diverse immagini che ricostruiscono la storia della scultura d’ombra, loro, del giapponese Shigeo Fukuda e anche di un anonimo.