
Fare una retrospettiva di un evento complesso come Transmediale non è facile. Ho scelto questa volte un taglio particolare che deriva dalla mia esperienza diretta.
Parto quindi dalle facce e dagli incontri che il festival mi ha regalato, con una riflessione di base: Transmediale ha una storia ultraventennale e riesce a catalizzare l’attenzione e la presenza vera della scena europea e internazionale legata alla net art e alla cultura digitale. Questa è una delle caratteristiche che fanno di un festival un evento importante e significativo. Partecipare a Transmediale per il pubblico e i “professionisti” del settore (artisti, curatori, giornalisti che siano) ha un valore specifico in termini di relazioni e possibilità di interagire e di confrontarsi: un aspetto che, se ben presente per chi partecipa, rischia forse di essere un po’ trascurato in un reportage di tipo classico.
Ecco dunque le facce che hanno caratterizzato i miei tre giorni (pienissimi) a Transmediale, costituendone la prima ricchezza: li riporto più o meno in ordine di “apparizione” (proprio come nella gallery che trovate sotto).
Continua a leggere: Speciale Transmediale 2010 [PART 1] - Le facce e gli incontri

Vi scrivo dall’hotel Berulina, a due passi dallo Zoo di Berlino: miracolosamente prenotati i posti nell’ultimo volo low cost disponibile e un hotel dal nome improbablie (ma che assicura una magnifica connessione in squat, come scopro adesso). Il tempo, nonostante le strade ghiacciate è clemente, non si scende troppo sotto lo zero a quanto pare, e i miei guanti di lana sembrano proteggermi alla perfezione.
Mi aspetta un lungo fine settimana pieno di conferenze, dibattiti e performance: è la prima volta che partecipo a questo festival, che negli anni è cresciuto fino a diventare una delle manifestazioni più significative nel panorame delle arti digitali, e non vi nascondo la mia curiosità.
Si inizia domani pomeriggio a partire dalle 13 con The Futurity Long Conversation con Susan Neiman (US), Jem Finer (UK), Drew Hemment (UK), Andy Cameron (UK), Joy Tang (TW), Tim Edler (DE), Trebor Scholz (US), jaromil (IT), Julian Oliver (NZ), Maja Kuzmanovic (HR), Gustaff Harriman Iskandar (ID), Denisa Kera (CZ), Juliana Rotich (KE), Steve Benford (UK), Gabriella Giannachi (IT), Florian Rötzer (DE), Mercedes Bunz (DE), Alexander Rose (US), Sascha Lobo (DE), Tiziana Terranova (IT), Steve Lambert (US), Siegfried Zielinski (DE). Keynote: Richard Barbrook, acuto pensatore della sinistra inglese che ha recentemente pubblicato “Imaginary Futures“.
[Foto in altro: il Salon di Transmediale]

Si svolge dal 2 al 7 febbraio a Berlino la decima edizione di Transmediale, uno degli appuntamenti annuali più attesi dedicati all’arte e alla cultura digitale.
Il tema scelto quest’anno è “Futurity Now!”, con un punto esclamativo che interpreto così: il futuro non è ormai da tempo fantascienza, ma un presente denso, mutante, gravido di trasformazione. L’”assenza di futuro”, meravigliosamente incarnata dall’immaginario punck già alla fine degli anni’70, è un tratto fortemente generazionale di un contemporaneo di per sè proiettato e conpresso in un presente continuo, dove la fluidità e la continua reinvenzione del sè e del reale si sostituiscono con prepotenza a costruzioni lineari e progressive. La tematica del festival è quindi azzeccatissime: scopriamo insieme dunque cosa ci propone Transmediale 10 scavando nello sterminato programma, che provo a riassumere sinteticamente.
Prima tappa, la sezione exhibition, Future Obscura, che quest’anno ha l’impronta di Honor Harger. La guest curator sceglie la camera oscura del fotografo come metafora storica della possibilità di “proiettare un’immagine interna in una scena esterna”. Le opere in mostra propongono infatti delle rielaborazioni artistiche di questo processo di appropriazione: ovvero di come gli apparati e i meccanismi in grado di catturare e riprodurre le immagini (e quindi la realtà) sono in grado di alterare la nostra percezione della temporalità. Presenti fra gli altri gli artisti Ryoji Ikeda, Zilvinas Kempinas, Gebhard Sengmüller, Julius von Bismarck, Julien Maire, Yvette Mattern, Julian Oliver.
Transmediale presenta inoltre: una ricca sequenza di conferenze; video e proiezioni; performance; il cosiddetto “Salon” (una sorta di incubatore di cultura libera all’insegna del Do It Your Self, che ad arricchire le lecture classiche); infine gli eventi satelliti realizzati in più location disseminate nella città, in collaborazione con i partners del festival.

Eccoci arrivati al quesro appuntamento di “Interviewing The Crisis 2″. Questa volta i spostiamoin Brasile con Ricardo Ruiz, fra i promotori del progetto Des).(centro. Voglio innanzi tutto dire cosa mi ha colpito dell’intervista: un’analisi lucida e storica delle crisi economico-finanziarie che dagli anni ‘80 ad adesso il brasile ha attraversato. Scorrendo i dati e le oscillazioni dell’inflazione, si tocca con mano la sensazione di come la crisi sia una costante: “di cosa stiamo parlando?” si chiede in fondo Ricardo ed è difficile dargli torto. Se nelle economie dei paesi “in via di sviluppo”, per una serie di motivazioni articolate e complesse, queste percezione è drasticamente netta, anche per le economie “avanzate” si può e deve parlare di crisi sitemica, come abbiamo avuto modo di intravedere nelle scorse interviste. Mentre personalmente non posso fare a meno di ripensare al mondo descritto nel celebre 1984 di Orwell, dove guerre, crisi e carestie sono il frutto di manipolazioni mediatiche ad opera delle oligarchie al potere, rispetto ad una “realtà” sostanzialmente immutata…
Ma tornando all’intervista, Ricardo Ruiz ci racconta di un Brasile la cui forza è essere un enorme produttore di contenuti (culturali) ed è in questo che individua la forza del paese, dove la presidenza Lula per la prima volta sembra aver introdotto politiche sociali, economiche e culturali riversando finanziamenti su pezzi di società che mai erano stati presi in considerazione. Frattanto, la storia di Des).(Centro si intreccia in modo particolare con un altro protagonista della politica brasiliana, l’ex ministro della cultura e cantautore Gilbero Gile con il programma di inclusione digitale, nato nel quadro di Cultura Viva, un più vasto programma di inclusione sociale. Parliamo dei Pontos de Cultura, dove arte, produzione culturale, nuove tecnologie e comunità locali incontrano la filosofia del software libero, per dare avvio ad un’insolita collaborazione fra istituzioni e gruppi indipendenti… Questo ve lo racconta meglio Ricardo con le sue parole e le storia che ha vissuto in prima persone. Sicuramente Des).(Centro è una delle eredità più tangibili e significative di quell’esperienza nata esviluppatasi fa il 2002 e il 2005/2006, come network autonomo di ricerca e produzione.
Attualmente il loro progetto “The HOuse of Happyness” è stata selezionato per l’edizione del Frestival Transmediale e presentato a Berlino proprio a Frabbraio. Per il resto, l’unico dato ostico, forse perché antropologicamente e culturalmente non traducibile, è il concetto di gioia e “saudde” che afffiora a più riprese nell’intervista, ma che attraversa trasversalmente l’intera cultura brasiliana.
[Foto in alto: reportage da Submidiologia 2]
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