
Casca a fagiolo con la mostra Meditations on Art alla Triennale di Milano, il lancio delle Art Bag dedicate a Roy Lichtenstein da parte del marchio Borbonese. La boutique festeggia il centenario con 12 pezzi prodotte in serie limitata di 100, firmati e autenticati dalla Lichtenstein Foundation. Ognuno riporta un frammento di quadri come Sunrise, Yellow Brushtrow e Girl with Tear.
Tre tipi di borse, due shopper e una pochette che saranno presentati durante la Settimana della moda di Milano, dal 24 febbraio al 3 marzo. A suggello dell’iniziativa il negozio Borbonese in via della Spiga proporrà un allestimento con foto e video inedite di Roy Lichtenstein.
Continua a leggere: Roy Lichtenstein, Borbonese e la settimana della moda
Con la mostra “Roger Ballen / 1982 - 2008″, che aprirà il prossimo 7 ottobre, la Triennale di Milano intende inaugurare un nuovo ciclo dedicato alla fotografia contemporanea. Attendiamo di sapere i prossimi nomi!
Roger Ballen è un fotografo, un fotografo sicuramente inimitabile per stile ed estetica fotografica. Cresciuto a New York in contatto con i più grandi nomi del panorama fotografico internazionale (figlio di una photo editor di Magnum), scappa dagli States e dal loro stile di vita per approdare in Sud Africa all’inizio degli anni Ottanta. Ed è proprio da quel periodo che parte il percorso espositivo: in vent’anni di lavoro, Ballen è passato da un approccio documentaristico a un’espressività decisamente soggettiva.
I suoi scatti, sempre in bianco e nero, sono dei veri e propri tableaux vivants, con composizioni di oggetti, soggetti ed elementi grafici che esaltano ed esasperano il senso dell’immagine. Fotografie dirette, umoristiche, ma anche ciniche e brutali, sicuramente affascinanti, uniche e dense di significati. Fino al 15 novembre 2009.
Roger Ballen, Triennale di Milano




Continua a leggere: I mondi di Roger Ballen alla Triennale di Milano
Aprirà il 27 settembre alla Triennale di Milano la mostra “Frank O. Gehry dal 1997” (sic). Curata da Germano Celant, l’esposizione tratterà infatti i progetti dell’architetto di origine canadese a partire dall’anno del Guggenheim di Bilbao, vera svolta stilistica di Gehry. Ricordiamo, però, che Gehry ha vinto il Pritzker Architecture Prize nel 1989…
Progetti conosciuti e molti inediti, esposti fino al 10 gennaio. Disegni e modelli, ma anche fotografie e video relativi alla progettazione delle strutture, mostrate e analizzate non solo in quanto architettura in sé ma anche come parte di un territorio, in senso urbanistico.
Frank Owen Goldenberg è conosciuto ai più soprattutto per il Guggenheim di Bilbao, che con le sue forme sinuose rivestite in titanio è diventato una delle più celebri architetture contemporanee. Per avere un’idea dei processi creativi e progettuali di Gehry, consiglio di vedere, magari pre-mostra, “Frank Gehry - Creatore di sogni”, un film di Sydney Pollack grazie a cui potrete immergervi appieno nel mondo di Gehry, che è comunque affascinante, vi piaccia o meno.
La fotografia documenta spesso, sotto forma di reportage, i cambiamenti in atto nelle società. Nella mostra “In Berlin”, fino al 14 giugno alla Triennale di Milano, Giovanni Chiaramonte fa questo, testimonia le trasformazioni in atto a Berlino, puntando però l’accento sull’architettura della città, che può rivelare molto della storia di un paese.
Un processo di documentazione storica che inizia nel 1983, quando Chiaramonte si reca a Berlino inviato da Lotus a fotografare le architetture di Alvaro Siza e l’insediamento di Oswald M. Ungers a Lützow Platz. Ci torna nel 1984 e nel tempo scova luoghi nascosti, fotografa l’architettura classica voluta dal Re di Prussia, le rovine e gli spazi vuoti lasciati dalla Seconda Guerra Mondiale, fino ad arrivare alla ricostruzione successiva alla caduta del Muro.
Le 60 fotografie di grande e medio formato, mostrano questa metamorfosi, nel modo più oggettivo possibile per il fotografo, senza che ci siano confronti, preferenze o celebrazioni.
In Berlin - Giovanni Chiaramonte - Triennale di Milano



Continua a leggere: La città di Berlino nelle fotografie di Giovanni Chiaramonte
Finalmente. Da ieri e fino a domani, domenica 10, è aperta la quarta edizione di inCONTEMPORANEA: NOI SIAMO QUI, progetto pluriennale a cura di Gabi Scardi. inCONTEMPORANEA è un progetto della Provincia di Milano che nasce come supporto alla produzione e promozione dell’arte contemporanea, intesa come risorsa utile al territorio non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello sociale ed economico.
Il pubblico di inCONTEMPORANEA è sempre molto, e molto eterogeneo. Durante i tre giorni, presso la Triennale di Milano, si riuniscono, in un unico luogo e ad ingresso libero, i progetti delle Associazioni non profit facenti parte della rete, che si occupano di arte e di sperimentazione nel campo della cultura visiva contemporanea. Sono 12 le Associazioni che partecipano a NOI SIAMO QUI, tutte molto attive e note non solo nel territorio milanese: aMAZElab, AR.RI.VI, Assab One, Careof, Connecting Cultures, FreeUndo, Isola Art Center, O’, Reporting System, Viafarini, Wurmkos, cui si affianca Uovo.
Qualche esempio dei progetti? Chinatown Temporary Art Museum: freeUndo e Steve Piccolo, insieme ad artisti e creativi che vivono nel quartiere cinese di Milano, sviluppano un coinvolgente programma di azioni e interventi nella zona, con la complicità dei giovani cinesi di alcune associazioni. Careof continua, invece, la mappatura di Milano con “Ritratti. Percorsi video a Milano #3”, proponendo quest’anno Meris Angioletti che scandaglia i sotterranei storici e contemporanei del capoluogo.
Il titolo NOI SIAMO QUI è molto bello, e vuole ribadire la presenza continuativa e fattiva di un progetto che negli ultimi quattro anni ha dato la dovuta visibilità alle Associazioni culturali che con costanza e professionalità lavorano sul territorio, proponendo progetti davvero validi e alternativi che non posso trovare spazio e libertà in altri spazi…
inCONTEMPORANEA: NOI SIAMO QUI


Continua a leggere: InContemporanea, Noi siamo qui: a Milano
La Triennale di Milano presenta, fino all’8 febbraio 2009, una grande retrospettiva dedicata ad Alberto Burri, uno dei grandi maestri dell’arte del XX secolo, assente dalla città dal 1984 (a causa di una polemica iniziata nel 1989 con l’amministrazione cittadina che aveva autorizzato la distruzione del Teatro Continuo, struttura progettata da Burri nel 1973 nel parco Sempione in occasione della XV Triennale).
Piuttosto ampia, la mostra si estende su due piani, coprendo 2500 mq di superficie dove viene illustrato in modo cronologico il percorso di Burri sia come artista che come uomo. Non sono esposti solo i capolavori più noti degli anni Cinquanta ma anche le opere successive, che mettono in evidenza la sua capacità di rinnovamento e l’impiego di materiali extrapittorici tanto influenti nelle correnti artistiche fino ai giorni nostri. Presentate per la prima volta opere inedite, alcune per l’Italia come il ciclo “Architetture con cactus”, altre in assoluto come la serie dei “Neri”.
La prima parte dell’esposizione documenta la fase iniziale dell’artista attraverso i catrami, le muffe, i gobbi, i sacchi, i legni e i ferri. Le fasi successive sono analizzate sempre attraverso i materiali che si modificano passando alle plastiche trasparenti, colorate e su cellotex, bianchi e neri, ai cellotex monocromi e colorati, neri e oro, cretti e oro.
Temo che attraverso delle immagini le opere di Simona Tosca non rendano granchè, poichè si tratta di creazioni che intrecciano sensi diversi come la vista e l’udito e richiedono di essere percorse, vissute, più che osservate.
Nato a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, e diviso attualmente tra la sua città natale, Milano (dove è presente presso la Galleria Klerkx) e Oslo, Tosca è presente quest’anno al Palazzo della Triennale di Milano con un’installazione, “Landscapes”(nella foto in alto), uno spazio di 25 metri quadrati dove si incontrano luce, pittura, architettura e suono in una dimensione, oltre che visiva, ambientale.
Tosca, che disegna da bambino e ha frequentato l’Accademia di Bologna (“dopo l’Accademia ho deciso di smettere di studiare: invecchiare a scuola sottrae tempo”), dopo essere stato il batterista di un gruppo punk, dal 2002 si dedica al suo progetto di “arte sonora digitale”. E’ stato inoltre selezionato per Art Forum Berlin 2008.
Sul suo sito, oltre ad altre immagini delle sue creazioni, avete la possibilità di ascoltarne l’audio. Su Exibart e YouTube, invece, due interviste.