
Due giorni, solo due giorni è durato il divertimento con il mare di semi di girasole di Ai Weiwei. La Tate Modern, per ragioni di salute, ha deciso di bloccare l’accesso all’opera. L’installazione si potrà vedere dall’alto, ma non ci si potrà giocare. Non ci si potrà camminare sopra. Non la si potrà toccare o anche “assaporare”. In breve non si potrà interagire con Sunflower Seeds, secondo quanto disposto dall’artista (anche se Weiwei è d’accordo con il blocco). Questo con grande dispiacere di tutti, visto che la Turbine Hall sembrava veramente una spiaggia d’estate (senza dimenticare il danno all’opera, che così è tronca).
La ragione sarebbe nella polvere sollevata dai semi quando ci si cammina sopra. In effetti, avevo notato che l’aria era polverosa, ma non tanto da poterne soffrire. Evidentemente deve essere aumentata, visto che nel solo primo giorno, sono accorsi a vedere l’installazione 14 mila visitatori. C’è poi il problema del deperimento dell’opera. Visto il traffico e visto l’uso entusiastico dei semi che il pubblico ne ha fatto (a parte camminarci, alcuni ci hanno fatto castelli o si sono fatti ricoprire), si teme che si potrebbero danneggiare e non resistere per tutta la durata dell’esposizione.
Al momento la decisione sembra drastica, ma ci sono anche ipotesi di apertura con passaggio controllato. Si vedrà nei prossimi giorni.
Non è la prima volta che un lavoro della Unilever Series provoca problemi di sicurezza per la salute. Era successo con gli scivoli di Carsten Höller e con la frattura di Dorsis Salcedo. Ma il 2010 non sembra un anno fortunato per le opere pubbliche londinesi. Dopo le recinzioni alle sculture di Anish Kapoor, ora il divieto di accesso ai semi di Ai Weiwei.
E’ un mare di semi profondo, quello che Ai Weiwei ha installato alla Tate Modern (Unilever Series 10). Profondo e complesso.
Osservando Sunflower Seeds dal primo piano del museo, si fa fatica a distinguere la pavimentazione dall’opera stessa. Perché la Turbine Hall è tutto un grigio cenere. Scendendo si capisce perché le persone sono chinate o sedute (anche sotterrate, qualcuno ci ha provato) su questa massa grigia. A terra, sono stati distesi 100 milioni di semi di girasole. O meglio. Milioni di manufatti di porcellana realizzati a mano, che riproducono semi di girasole (e anche qui, qualcuno ha testato il prodotto, per verificarne l’origine. Non solo bambini piccoli, ma anche giovani adulti).
A parte la nota di divertimento che coinvolge tutti, come se si fosse in spiaggia, quella che può sembrare un’opera semplice, nasconde molti significati non apparenti.
Innanzitutto il recupero di una città in bancarotta, come quella di Jingdezhen, un tempo nota per la produzione di porcellana destinata alla corte imperiale. L’artista ha commissionato il lavoro a manodopera locale, retribuendola in modo adeguato e impiegandola per due anni. All’inizio molti non riuscivano a capire la ragione di un lavoro che non avesse scopi puramente commerciali. L’artista ha riportato vita, e ora loro sperano in un nuovo progetto.
Sunflower Seeds - Ai Weiwei - Tate Modern (Unilever Series)




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Manca poco all’arrivo nella Turbine Hall, dell’undicesima installazione della Unilever Series, l’appuntamento stagionale della Tate Modern di Londra, ormai diventato uno degli eventi più interessanti per l’arte temporanea. Il 12 ottobre verrà svelato il “mistero”, quando l’opera di Ai Weiwei si rivelerà al pubblico.
In attesa, qualche notizia di questo creativo, che è in realtà molte cose. Artista, ma anche designer e grande attivista. Il suo impegno sociale si sta rivelando importante per il paese, espresso attraverso l’uso della rete e del moderno mezzo di informazione, il blog. Ai Weiwei è diventato infatti uno dei blogger più influenti della Cina e uno dei più pericolosi. Il suo impegno, ad esempio, per capire la verità sui bambini morti nelle scuole, nel terremoto del Sichuan nel maggio 2008, gli sta costando diversi scontri con le autorità politiche (come era accaduto al padre, poeta mandato in un campo di rieducazione durante la Rivoluzione Culturale).
E’ lui che ha disegnato per Herzog & de Meuron l’opera forse più significativa delle Olimpiadi del 2008, il Beijing National Stadium, quello che ha l’aspetto a forma di nido di uccello, tanto da essere rinominato Bird’s Nest.
Con queste premesse, c’è da aspettarsi un’opera significativa.

Spettacolari, controverse, invasive: le installazioni nella Turbine Hall della Tate Modern, note come Unilever Series, sono sempre chiacchierate per il loro impatto sul pubblico. Dopo la crepa di Doris Salcedo e l’apocalisse di Dominique Gonzales-Foerster, sarà un’installazione dell’artista polacco Miroslaw Balka a occupare la Turbine Hall a partire dal 13 ottobre 2009.
La scelta ha colto di sorpresa il mondo dell’arte di cui Balka è certamente un protagonista, noto per la sobrietà del suo modo di operare. Capelli, cenere, sapone sono alcuni dei materiali che predilige nelle sue rigorose installazioni che richiamano una memoria storica di sofferenza collettiva, strettamente legata alle drammatiche vicende dell’Olocausto.
Sul Guardian, il critico Adrian Searle definisce Balka come una scelta ideale per la prossima installazione della Tate Modern; abituati alle installazioni rigorose e temperate di Balka sarà certamente interessante scoprire come l’artista si confronterà con l’enormità dello spazio londinese, con la consapevolezza che una presenza-assenza può sconvolgere più di ogni spettacolarizzazione.
“TH.20058” è la nuova installazione della Unilever Series ospitata nella Turbine Hall della Tate Modern di Londra, che, tra scivoli e fratture, ci ha abituati ad opere coinvolgenti. Il nuovo lavoro, opera di Dominique Gonzales-Foerster, consiste in letti a castello disseminati con ordine negli spazi della sala, nascosti da sculture prese a prestito da altri artisti (come Louise Bourgeois, Maurizio Cattelan, Henry Moore) che inzeppano la stanza mentre scene tratte da film apocalittici (Solaris, Fahrenheit 451 e il Pianeta delle scimmie) sono proiettate su di uno schermo. I film sono privi di sonoro ma come sottofondo scorre, è il caso di dirlo, lo scroscio fitto di una pioggia incessante (tipo Blade Runner). E libri di fantascienza sono poggiati su ogni letto.
Una visione fine-di-mondo immaginata dall’artista, dove i letti servono agli sfollati di una Londra battuta da una pioggia incessante che ha innaffiato così tanto le sculture urbane da farle crescere a dismisura.
Come le precedenti installazioni della serie Unilever, il lavoro va visto, toccato, vissuto per darne un giudizio, se capiterà come per gli ultimi due lavori, ne farò una testimonianza fotografica.
TH.2058 2008 - Dominique Gonzalez-Foerster - Tate Modern



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La Tate Modern di Londra, per la Unilever Series, continua con le installazioni spettacolari all’interno della Turbine Hall, affidando questa volta il progetto alla colombiana Doris Salcedo.
Installata da pochi giorni e visibile fino ad aprile, “Shibboleth“, la crepa che attraversa in lungo la pavimentazione del museo, è un’installazione site specific a carattere politico e sociale.
Shibboleth di Doris Salcedo alla Tate Modern



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Test Site,il progetto/scultura dell’artista tedesco Carsten Höller, sarà ricordato come uno degli eventi di maggior impatto del 2006/2007. E con ragione.
i 5 scivoli (Slides) che hanno occupato fino a ieri la Turbine Hall della Tate Modern di Londra, sono stati un grande spettacolo sia per chi ha sperimentato la scultura dall’interno (scivolando) sia per chi è rimasto fuori (osservando). E lo dimostra non solo la lunga fila di questi mesi per poter accedere agli scivoli, ma l’espressione di chi scendeva e di chi guardava. Uno stato di felicità ed eccitazione.
Höller associa agli scivoli una funzione di opera d’arte, di architettura e di trasporto in grado di modificare lo stato d’animo di una persona, e vorrebbe vedere applicato lo scivolo anche nella vita quotidiana. Intanto questa sua visione ha incontrato lo spazio della Tate Modern.
Test Site fa parte dei progetti della Unilever Series e lascia ora il posto a Doris Salcedo. Dopo Höller, Eliasson, Kapoor, anche da lei ci si aspetta un “grande” progetto.