
Abbiamo programmato tutto e siamo giunti alla nostra meta. La visita alla Galleria Borghese ci ha lasciato esterrefatti, sconcertati, stupiti. Sfiniti. E’ impegnativa, per un non conoscitore d’arte, la visita ad una tal galleria.
Tutto sembra ugualmente magnifico e ci si trova a vagare in mezzo alle opere, così come lo sguardo di un bimbo scorre da una vetrina di giocattoli all’altra. Arrivati a tre quarti del giro, ci chiediamo pure se qualcuna delle opere che abbiamo osservato, non sia uguale ad un’altra già vista. O addirittura si può dubitare di essere in una nuova stanza. Ma no, quella statua lì non l’abbiamo vista. E quel santo? L’hanno messo adesso?
Usciamo dal tour un po’ intontiti da tanta grazia, ma anche confusi. Era poi tutto così bello e magnifico come ci è parso? Quante sono le opere che ci ricordiamo ancora, dopo mezz’ora che siamo usciti? Chiedo lumi a Raflesia. La sua risposta breve e concisa è chiarificatrice. Semplicemente mi dice se sono a conoscenza di quante gallerie e musei esistano al Mondo.
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Frementi per l’attesa e ansiosi di soddisfare la nostra fame d’arte, eccoci alfine giunti alla Villa Borghese, la nostra prima meta. E’ qui che potremo visitare l’omonima Galleria. Il luogo è degno delle aspettative. Una sala accogliente e moderna al piano seminterrato funge da base di partenza verso il nostro viaggio.
Se avete oggetti nelle sacche da cui non vi volete separare, lasciateli a casa. Così come accade in tanti altri musei al Mondo, qui non si può entrare armati di: foto/video camere, cellulari, borse, borsette, sacche e forse anche tasche troppo grandi.
Appena acquistato il biglietto, ci dirigiamo quindi sicuri e spavaldi, verso il guardaroba. Cinque minuti di fila e passa la paura. Per ogni bisogno, qui non manca nulla. Ancora qualche minuto di attesa e poi, finalmente, entriamo e cominciamo a perderci in mezzo alle meraviglie che ci circondano.
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