
C’è ancora tempo fino al 2011, per visitare presso il centro di arte contemporanea di Punta della Dogana – François Pinault Foundation la mostra intitolata Elogio del Dubbio, a cura di Caroline Bourgeois. L’esposizione raccoglie opere storiche e nuove produzioni, di cui la maggior parte appositamente progettate per la sede di Punta della Dogana, che indagano la sfera del turbamento, la messa in discussione delle certezze in tema di identità, il rapporto tra la dimensione intima, personale e quella dell’opera.
Una ventina gli artisti presentati nell’ambito di Elogio del Dubbio, di cui quasi la metà non sono mai stati mostrati nelle precedenti esposizioni della collezione François Pinault. Appoggiandosi a opere intensamente emblematiche degli anni Sessanta, come spiega la curatrice, la mostra - che si sviluppa fino a comprendere i lavori più contemporanei - tende a celebrare il dubbio nei suoi aspetti più dinamici, ovvero la sua forza nello sfidare i pregiudizi. Tra gli artisti presenti, Donald Judd, Edward Kienholtz, Roni Horn, Jeff Koons, Maurizio Cattelan, Sigmar Polke. Tatiana Trouvé ha realizzato la sua opera espressamente per questi spazi.
Louise Bourgeois scriveva, ma non si fidava troppo delle parole. Da grande artista qual’era, preferiva prender parte attiva e completa al processo di “creazione plastica”, come avviene con la scultura e in misura solo leggermente minore con la pittura. I suoi lavori hanno sfidato i materiali, fuso e il metallo e persino ricomposto la stoffa nelle opere raccolte nella retrospettiva che si è tenuta presso la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia (a cura di Germano Celant) durante la quale arriverà l’annuncio della sua morte.
Il suo è stato un percorso immenso, da Parigi a New York, ben oltre le derive ideologiche di quel Surrealismo nel quale “qualcuno ha tentato inutilmente di ridurla”… lei che ha sfiorato i nodi fondamentali della sessualità, del desiderio femminile, della maternità, ascoltando, studiando e riproducendo un corpo umano parcellizzato e amputato del suo apparente “elemento di comando”. I suoi ragni hanno dato una dimensione alle nostre paure e allo stesso tempo le hanno esorcizzate con la loro superficie lucida e fredda, facendole assomigliare a “concetti addomesticabili”, ma solo in parte! E quello che non fecero le sue dita direttamente, lo consegnarono a qualche testo indimenticabile.
Non parlo mai letteralmente… Bisogna usare l’analogia, l’interpretazione e salti di ogni tipo…
Diffido delle parole. Non mi interessano, non mi soddisfano. Soffro per come le parole si consumano. Diffido dei Lacan e dei Bossuet, perché amano riempirsi la bocca di parole. Sono una donna molto concreta. Le forme sono tutto…
Con le parole puoi dire qualunque cosa. Puoi mentire finché vuoi, ma non puoi mentire quando ri-crei un’esperienza…
Via | giugenna.com

Dal 1 settembre al 2 ottobre prossimo, per chi di voi ha deciso di visitare la 68esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, OPEN 14 è uno spazio di indubbio interesse.
Siamo nel Lido di S. Servolo e OPEN è un evento parallelo della Mostra: un esposizione internazionale dedicata a sculture e installazioni, ormai giunta alla sua 14esima edizione. Ideata e curata da Paolo De Grandis, in collaborazione con Carlotta Scarpa, il filo conduttore di OPEN è l’esplorazione di un’arte contemporanea che si dispiega negli spazi pubblici, fra sculture, installazioni, happening e performance. La Mostra presenterà le opere di più di trenta artisti, tra cui la prima partecipazione del Bangladesh a cura di Ebadur Rahman: Albania - Alfred Milot Mirashi, Bangladesh - Ronni Ahmmed, Cina - Feng Feng, He Gong, Ma Han, Germania - Otto Fischer, Gran Bretagna - Marc Quinn, Grecia- Marios Eleftheriadis, Maria Kompatsiari, Iran - Mahdiyar Arab, Italia - Alex Angi, Antonella Barina, Casagrande & Recalcati, Stefano Devoti, Marina Gavazzi, Puni, Shendra Stucki, Tarshito, Marco Veronese, Marilena Vita, Filippo Zuriato, Romania - Martin, Emilian Balint, Finnish Academy Of Fine Arts - Kemal Can, Mika Helin, Riitta Kopra, Matti Koskinen, Oskari Tolonen.
Tra le novità, l’anteprima internazionale Mahdiyar Arab, il più giovane scultore iraniano che ha appena 7 anni e alle spalle una sostanzioso numero di collettive nel suo paese. Senza dimenticarsi di un rapporto fondamentale: quello con le Accademie e i giovani artisti emergenti. In questa direziona vanno la collaborazione con la Finnish Academy che presentarà un lavoro collettivo realizzato dagli studenti, proprio nell’Isola di S. Servolo e quella con il Premio Speciale Arte in Laguna, che sarà asegnato a un’artista della Finnish Academy.
[Foto in altro: Opera di Shendra Stuki]

Una notte bianca dedicata all’arte, con tanti eventi per grandi e bambini, per scoprire Venezia e i suoi tesori; succede sabato prossimo, 18 giugno 2011. Una gande festa che coinvolgerà ogni angolo della città, dalle calli ai campi, che vedrà aperti tutti i locali e si propone di celebrare l’arte in senso trasversale. Organizzata dall’Università Cà Foscari con il Comune di Venezia, Art Night Venezia è alla sua prima edizione e già promette bene.
Spettacoli teatrali, performance, aperture museali straordinarie, eventi nelle gallerie, letture, concerti musicali, programmazioni video e laboratori affollano il programma della manifestazione che inizierà alle 17.00 di sabato e prosefuirà fino a notte inoltrata.
Sul sito potete vedere la pratica sezione dedicata ai percorsi, di cui vi segnaliamo in particolare quello per i bambini. E visto che ormai non c’è evento che si rispetti che non ha una App dedicata, qui trovate i dettagli per seguire il tutto dal vostro smartphone.

Lo scorso maggio Johnny Depp e Angelina Jolie erano a Venezia per girare The Tourist, un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Durante quel soggiorno Depp si è “concesso” una cena nel ristorante pizzeria Rosa Rossa in Piazza San Marco.
Il buon Johnny deve essersi trovato davvero bene, perché alla fine, prima di andarsene, ha deciso di lasciare uno speciale regalo ai proprietari. Ha preso un Uniposca giallo, è salito su un tavolo ed ha realizzato in pochi secondi un autoritratto nelle vesti di Jack Sparrow.
Con uno speciale graffito firmato, con la scritta “Grazie Rosa Rossa”, l’attore ha deciso di rendere il proprio omaggio al ristorante.
Via DailyMail

Vi ricordate della mostra dell’altr’anno alla Strozzina di Firenze, Glass Stress? Lì l’allestimento prendeva in considerazione utilizzi sperimentali del vetro nell’arte contemporanea. A Trento invece, al Castello del Buonconsiglio, dal 27 giugno al 7 novembre 2010 va in scena L’avventura del vetro - Dal Rinascimento al Novecento tra Venezia e mondi lontani.
Si va dal flauto in vetro di Napoleone Bonaparte ai vetri cinquecenteschi recuperati nei fondali marini della Croazia. 700 oggetti unici, in parte provenienti da collezioni provate, in parte dal museo del Vetro di Murano e dalla preziosa collezione dell’ufficiale asburgico Taddeo de Tonelli e dai Musei Civici di Venezia.
Una mostra che prende in esame l’enorme varietà di applicazioni e di lavorazioni del vetro, utilizzando anche contributi multimedialil e ricostruzioni scenografiche, come un’antica fornace rinascimentale veneziana e una nave cinquecentesca affondata a Gnalic.

Inaugura questo venerdì 9 aprile la mostra Tristano di Robilant: otto sculture in vetro, al Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume di Palazzo Mocenigo. Otto sculture in vetro che l’artista londinese di origini veneziane ha realizzato sull’isola di Murano, pensate appositamente per il primo piano del museo.
Artigianato, arti applicate, scultura, il lavoro di Tristano di Robilant rende omaggio alla città di Venezia. Lo fa anche attraverso l’uso dei colori: l’ ambra, il rosso dogale, la purezza cristallina del vetro, che richiama l’acqua, si materializzano negli otto pezzi in mostra. Agosto, Ambra, Bisanzio, Bragadin, 1600, Proust a Venezia, Sisifo, Snow.
Robilant, nato a Londra nel 1964 e residente tra Roma e l’Inghilterra, si è fatto conoscere per la piena sinuosità delle forme che progetta e per il magistrale uso del vetro.

Giovedì 11 marzo ( h 18:30) al Palazzetto Tito la Fondazione Bevilacqua La Masa presenta Workshow – Atelier Bevilacqua La Masa 2010. Una mostra dedicata al lavoro dei giovani artisti degli atelier e ai due artisti residenti - Kiluanji Kia Henda dall’Angola e Jabulani Maseko dal Sudafrica - del progetto Art Enclousures, creato insieme a Polymnia - Fondazione di Venezia.
Le nuove promesse selezionate dalla fondazione hanno i nomi di Ivana Bucovac (Serbia), Antonio Cataldo, T-Yong Chung (Corea del Sud), Nicolò Degiorgis Roberto De Pol, Francesco Fonassi, Alessandro Laita e Chiaralice Rizzi, Diego Marcon, Caterina Rossato, Giulio Squillaciotti, Sara Francesca Tirelli ed infine il collettivo Unità di Crisi. i loro lavori saranno i mostra fino al 25 marzo.
L’esperienza degli atelier e delle residenze d’artista, tanto diffusa all’estero, non è molto praticata in Italia. Per fortuna fa eccezione la Fondazione Bevilacqua La Masa, che durante l’intero arco del 2010 offrirà incontri e studio visit insieme a curatori e galleristi. Per venerdì 12 marzo è prevista la proiezione del video di Diego Marcon She Loves You.

Nei Giardini del Palazzo delle Esposizioni a Venezia nel maggio 2010 parte Il primo Festival Internazionale della Performance, Paolo Baratta che presiede la Biennale ha invitato giovani performers e artisti di fama internazionale per un festival nato per promuovere nuove produzioni.
La partecipazione al festival è stata aperta attraverso nu bando presente da dicembre 2009 sul sito labiennale.org. L”idea è quella di un festival che interseca vari ambiti artistici (arti visive, danza, musica, teatro, poesia) dando spazio al locale (Veneto) al nazionale e all’internazionale. Verranno selezionati 11 artisti che parteciperanno alla Selezione Finale.
Torna il festival dedicato alle licenze libere a Venezia Mestre, dal 26 al 28 novembre. Creative Commoners & Copyleft Culture Festival giunto alla quarta edizione, è un happening che riunisce quegli artisti che hanno scelto di distribuire le proprie opere sotto licenze Creative Commons e Copyleft.
Grazie alla versatilità della rete e alla crescente digitalizzazione del lavoro artistico, oggi è possibile fare a meno della SIAE per far conoscere il proprio lavoro, utilizzando licenze legalmente riconosciute in tutto il mondo e basate su alcuni standard personalizzabili. Lo strumento della firma digitale con marca temporale, che equivale al deposito, è disponibile a meno di cinquanta centesimi ad opera.
Chi sono quindi i Commoners? Autori e fruitori che praticano la libera circolazione delle idee e la condivisione delle conoscenze. Tanti contenuti di qualità in rete sono disponibili con licenze libere che ne regolamento ogni tipo di utilizzo e proteggono il diritto dell’autore da utilizzi impropri (commerciali). Ecco il programma del festival.