
In occasione dell’ultimo weekend di apertura dell’installazione Personnes di Christian Boltansky all’Hangar Bicocca di Milano, sabato 25 e domenica 26 settembre andrà in scena la dispersione dell’opera da parte del pubblico.
I vestiti usati, oltre trenta tonnellate, che vengono continuamente messi in movimento dall’installazione, saranno “regalati” ai visitatori. Il pubblico potrà comprare dei grandi sacchetti di carta, che riportano la scritta I was there (Io c’ero) e riempirli con i vestiti fino all’orlo.
Gli abiti dunque torneranno in vita ed ognuno si porterà via un pezzo dell’installazione fino a che la montagna di abiti scomparirà.
All’Hangar Bicocca di Milano la dispersione dell’opera di Boltansky




Thomas Voorn è un designer olandese di base a Rotterdam. Con il suo progetto
“g a r m e n t g r a f f i t i - y o u r n a m e h e r e - series 02”, invade temporaneamente luoghi pubblici, angoli di foresta, mura di edifici con i suoi graffiti creati con abiti colorati.
Per molto tempo Thomas Voorn ha viaggiato portandosi dietro sacchi pieni di vestiti, il suo personale alfabeto. In questa seconda serie gli indumenti e le lettere vengono condotti verso loro limiti spaziali. Gli indumenti sono gettati in un fosso, appesi come per asciugarsi in una
foresta, disposti sui tetti. Scontri surreali tra l’ambiente e questo alfabeto di indumenti che rimanda ad avanzi di persone spogliate.
Quest’ultimo lavoro strizza l’occhio (o prende in giro?) il mondo della moda con nomi come Miuccia, Helmut, Calvino e Donatella.
Forse alcuni di voi non ne vorranno più sentir parlare, vista l’indigestione di Futurismo che il 2009 ha portato. Ma Futurismo - Moda - Design. La ricostruzione futurista dell’universo quotidiano è una mostra che mancava. Si terrà a Gorizia nei Musei Provinciali da venerdì 19 dicembre 2009 al 1 maggio 2010.
L’incursione futurista nell’universo del quotidiano e delle arti applicate si racchiude in una frase di Giacomo Balla: “si pensa e si agisce come si veste” (dal Manifesto per il Vestito Antineutrale, 1914, Marinetti, Boccioni, Balla). Nella moda come nella pittura i futuristi introducono il colore, l’uso del panciotto, scarpe e sciarpe. La cravatta diventa oggetto di studio nel Manifesto futurista sulla cravatta italiana, scritto da Di Bosso e Scurto nel 1933. Poi la tuta di Thayaht, pensata come oggetto comodo e lussuoso, ombrelli, borsette e cappelli, tutto questo troverete a Gorizia.
L’esposizione curata da Raffaella Sgubin e Carla Cerutti, propone circa 100 pezzi originali, provenienti da collezioni private e dall’archivio di alcune case di moda. Una curiosità, tra i tanti vestiti in mostra non troverete biancheria intima, che i futuristi odiavano.