Come si immortala il colore? Domanda complessa e ambigua, nell’era della riproduzione digitale, ma c’è chi si prende la briga di fermare nel tempo le evoluzioni del colore liquido. Una sostanza a rischio di estinzione? Che forse diventerà presto un reperto archeologico? Forse è quello che si immaginano gli amanti dei frattali, ma non la pensano così questi creativi, che hanno cercato un modo per ridestare l’interesse nell’inchiostro.
Nel video Bring Colour to Life, attraverso un lavoro certosino e con mano fermissima, prendono forma delle sculture fluttuanti, in una celebrazione della materia attraverso i suoni. In sostanza la cosa funziona in questo modo: si dispone una membrana su una piccola cassa acustica, ci si mette qualche goccia di blu, di fuxia, di ciano; e poi via a pompare la musica.
Ed ecco il risultato, le evoluzioni naturali che scaturiscono dall’incontro delle frequenze sonore e dal conseguente spostamento d’aria, con l’effimero liquido. L’autore (Chriss Ewitt è il regista, che ha collaborato al progetto per Canon) lo definisce Organic Design, serve una gran pazienza certo per catturare l’esatto momento di questa danza astratta e poetica, ma poi rimarresti a guardarla per ore.
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ART FALL ‘11 è l’autunno contemporaneo di Ferrara, organizzato da La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara insieme al collettivo Xing. L’appuntamento inaugurale è previsto per sabato 12 novembre 2011 (h 18) con Simone, prima personale di Invernomuto in uno spazio istituzionale (visitabile fino all’11 dicembre).
Nell’occasione, il PAC del capoluogo emiliano, verrà utilizzato interamente. Al piano terra Wax, Relax, una grotta in cera bianca che si trasforma in un’attrazione paesana son et lumière, riproducendo una copia della grotta di Lourdes a Vernasca, il paese in provincia di Piacenza da cui provengono Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi di Invernomuto.
Al secondo piano due opere inedite che indagano in maniera differente il rapporto tra strati, memoria e significati. Boomeria, documentario sperimentale in 16mm ambientato in un castello interamente autocostruito e Negus, in cui i confini fra scultura, installazione e schermo cinematografico vanno a cadere.
Secondo lo speaker di Al Jazeera che presenta il video nel servizio qui sopra, le figure dello Zodiaco cinese realizzate da Ai Weiwei a Londra alla Somerset House, rappresentano la pazienza e il sacrificio.
Katie Hill, esperta d’arte contemporanea cinese, sostiene che dietro l’operazione ci sia una critica nei confronti del comportamento dell’Occidente verso la Cina, quasi a sottolineare tutta la violenza utilizzata negli ultimi secoli.
Nel video si fa riferimento anche all’installazione dedicata a Weiwei da Anish Kapoor al Grand Palais di Parigi, di cui vi parleremo presto.
Ecco un simpatico video realizzato con una tecnica dal sapore vintage. Prodotto da Alligator AS, l’autore è Lasse Gjertsen, un video animatore norvegese che si è fatto conoscere negli ultimi anni proprio grazie a Youtube (a questo link il suo fanclub italiano su Facebook).
Attraverso la grafica a 8 bit dei videogiochi anni ottanta (ricreata con Adobe Photoshop e After Effects ispirandosi ai videogiochi Amiga, Sega, Nintendo ), Consoul racconta con la leggerezza di un gioco la storia della vita e della morte degli esseri umani. Per la lavorazione del video (originariamente in 35 mm), è stato necessario un anno.
Lasse, oltre ad essere un purista della videoanimazione (che rifiuta di lavorare per il mondo della pubblicità), è anche un compositore di musica elettronica e sua è la colonna sonora del video.
Prima di leggere questo articolo prendetevi cinque minuti in piena tranquillità per vedere The Sandpit di Sam O’Hare (si apprezza al meglio a schermo intero e in modalità HD). Non vi sembra incredibile come sia riuscito a ricostruire in miniatura canali, strade, palazzi e movimenti degli uomini? Certo che vi sembra straordinario, perché in realtà O’Hare non ha ricostruito proprio niente, ma ha realizzato questo filmato mettendo insieme 35.000 scatti fotografici realizzati a New York, utilizzando la modalità del timelapse.
Folgorato dalla trilogia di Godfrey Reggio Koyaanisqatsi, Powaqqatsi e Naqoyqatsi (tre meravigliosi documentari tra antropologia e visionarietà artistica), Sam O’Hare ha pensato bene di riprendere l’idea e svilupparla secondo la propria prospettiva: un giorno nella vita della Grande Mela, in miniatura. Nato come progetto indipendente, girato in appena cinque giorni e montato dallo stesso autore con musiche di Human (humanworldwide.com), oggi The Sandpit ha vinto molti premi (tra cui il Prix Ars Electronica - Distinction Award 2010).
I nostri lettori più esperti si chiederanno come ha fatto. La risposta è tutta in un’intervista che l’artista ha rilasciato ad Aerofilm. Riassumendo, Sam ha utilizzato una Nikon D3 con due obbiettivi: un Tamron 17-50mm f / 2,8 e un Sigma 50-150mm f/2.8 a 4fps. Alcune scene sono state catturate con un frame rate più lento, ma il vero segreto che fa l’effetto miniatura è una lente da 24mm tilt-shift, che non è stata usata in fase di riprese, ma è stata ricreata in fase di post-produzione, per permettere maggiore mobilità proprio nelle shooting. D’altronde Sam non poteva portarsi dietro pesanti treppiedi, perché per catturare queste scene è stato sospeso sul bordo di tetti, ponti e davanzali di case di gentili persone che l’hanno ospitato.