
Welcome to Pine Point è un documentario interattivo prodotto nel 2010 dalla National Film Board of Canada.
Pine Point è una cittadina che non esiste più, letteralmente. Negli anni, una serie di motivi (che non spiego perchè vi invito a guardare il documentario) hanno portato alla cancellazione del nucleo abitativo, tanto che non ne è rimasta traccia nemmeno sulla mappa. È una storia i memoria, di amore e di conflitto. Di memoria perchè Pine Point esiste oggi solo grazie agli album fotografici, ai video e i ricordi delle persone che la abitavano. Di amore, perchè quelle persone realmente amavano la loro città. Di conflitto perché le stesse non hanno più un luogo da chiamare “casa”.
Quello che ci interessa qui è anche e soprattuto però il modo in cui questa storia è stata raccontata. Mischiando testi (Welcome to Pine Point è anche un libro nella forma tradizinale del volume cartaceo), imagini, audio, animazioni e ipertesto, il risultato è una delicata storia interattiva, ce possiamo scorrere e navigare, cliccarre, vedere e ascoltare andando a questo link. L’estetica è artigianale, volutamente sporca. Il sapore che lascia in bocca è quello di un vecchio album di foto, o ancora meglio di un iario su cui insieme alle parole sono stati incollati ritagli di vecchi giornali, il biglietto di un concerto, i sottobicchieri del bar.
Complimenti agli art director, Michael Simons e Paul Shoebridge.
Fiona Mompean è una giovane creativa di origine spagnola (Barcellona) che vive, lavora e studia in Svezia presso l’Hyper Island, un programma avanzato di eduction & learning sui media digitali.
Fiona ha lavorato come art director collaborando con magazine, riviste, stilisti e designer. Il suo primo amore è stata la fotografia, ma adesso si concentra sull’esplorazione dei media interattivi.
Il suo ultimo lavoro, che trovate sulla homepage del sito, si chiama “Happy-AR (tecniche e software utilizzati: Processing, Realtà Aumentata, Cinema 4D e social media). Il video in alto è invece “Got Cuts”: un semplice video su YouTube si trasforma in una piattaforma interattiva. Oltre all’estetica molto bella di questa manona nera, è interessante la tecnica utilizzata: grazie a link che rimandano a frammenti del filmato, questo video diventa un ipertesto cliccabile, aprendosi a nuove narrative non-lineari. Divertitevi a scoprirlo.
Sarei tentata di non dire nulla su questo lavoro lasciandovi scorrere da soli questa serie di video interattivi, ma spendo due parole su Self Control Freak.
Quello che vedrete è una finestra che riproduce una serie di riquadri dove compare lo stesso soggetto in diverse situazioni. Per la precisione 19 frame. Cliccando i frame vi troverete davanti a dei piccoli sketch: un prato con un tagliaerbe, un dito che punta sullo schermo, un tavolo con un bicchiere sopra, del sano jogging su una stradina sterrata e così via. Solo che ad un certo punto la scena si blocca. E qui fate attenzione al cursore perchè vi riserverà delle sorprese…
Cosa amo di questa opera? L’assoluta semplicità dell’interazione, l’estetica geek, la faccia del personaggio. Ovviamente l’unica indicazioni è visitare il sito. Concept e interaction design di Olivier Otten