Aprirà il 30 settembre all’Hangar Bicocca la mostra “Fuori Centro”, curata della nuova direttrice Chiara Bertola e dedicata ai video di 12 artisti italiani. “Fuori centro” perché l’Hangar è spazialmente situato fuori dal centro della città di Milano, ma “Fuori centro” anche per il significato dei lavori in mostra, che propongono punti di vista e visioni non convenzionali, non lineari, non codificati.
L’Hangar sarà anche fuori dal centro della città, ma le sue mostre sono sempre di una qualità elevata, e dal punto della ricerca e della necessità ben al di sopra di quello che spesso offre il centro della città. Mostre non da grandi numeri, ma mostre pensate e prodotte secondo una precisa strategia culturale e artistica che ha portato a Milano nomi importanti dell’arte contemporanea internazionale.
Gli artisti selezionati in questo caso sono italiani: Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Gianluca e Massimiliano De Serio, Rä di Martino, Michael Fliri, Deborah Ligorio, Armin Linke e Amedeo Martegani, Adrian Paci, Maria Teresa Sartori, Luca Trevisani. La scelta delle opere in mostra è stata effettuata lavorando sul concetto della vulnerabilità, tema artistico centrale di Hangar Bicocca per il 2010. Vulnerabilità degli spazi, non solo dell’uomo, vulnerabilità come svelamento naturale rella realtà.
Bellissimo il video di Linke, Devon Rex: “È la descrizione delle sensazioni attraverso la condizione e il corpo di due razze animali, l’ipnosi dei gatti Devon Rex e il dolore degli asini albini dell’Asinara. I gatti Devon Rex sono ipnotizzati da uno spolverino di fili metallici e piume rosse. Alternano un gioco convulso a una fissità straniata; si inseguono e si affrontano per riuscire a raggiungere l’oggetto che li attira.”. Fino al 10 gennaio 2010.
La settimana scorsa è stato presentato a Milano “Videoart Yearbook”, una pubblicazione sulla videoarte italiana relativa agli anni 2006, 2007 e 2008, che fa parte di un progetto a più largo raggio. Negli ultimi tre anni, infatti, si è tenuta una rassegna annuale in cui sono stati selezionati circa 40 video per lo più realizzati da giovani artisti (ma non solo), per un totale di 104 artisti e 137 opere: evidentemente la videoarte italiana, oltre ai più famosi Fabrizio Plessi e Studio Azzurro, ad esempio, esiste.
Prodotto dal Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna in collaborazione con il centro Careof di Milano, il volume è un catalogo di tutto il materiale raccolto negli anni, insieme naturalmente a saggi che analizzano il fenomeno della videoarte nei suoi aspetti teorici, tecnologici e storici. Dagli esperimenti di Nam June Paik del 1963 sono passati quattro decenni, quattro decenni anche in Italia carichi di pensieri e di immagini elettroniche, spesso lontani dai codici della produzione audiovisiva.
L’analisi dei progetti presentati in questi tre anni porta a una classificazione secondo due linee: da un lato un realismo visivo, con il confronto degli artisti su tematiche attuali magari rielaborate in modo ludico ed estremo, dall’altro la finzione, con l’utilizzo dell’animazione e altre tecniche di rielaborazione. Il progetto e il volume sono indubbiamente interessanti. I saggi sono validi e alcuni degli artisti selezionati sono conosciuti e quotati, ma davvero stupisce che in una pubblicazione sulla videoarte non sia contenuto un DVD a completamento delle molte pagine dedicate ai nomi degli autori con rispettivo CV e alle foto di qualche frame dei loro lavori… è chiaro che si tratta di opere d’arte, che probabilmente già devono combattere contro il download sulla rete e che comunque hanno un valore sul mercato, ma si tratta purtroppo di un elemento penalizzante.
La prossima edizione della rassegna si terrà a Bologna dall’8 al 10 luglio, presso il chiostro di Santa Cristina: ad ingresso gratuito, si articola in tre programmi da circa un’ora ciascuno, in cui gli spettatori vedono i video uno dopo l’altro, come in una sala cinematografica.