
Che ci fa la street art in una galleria? Questo è il titolo di una mostra/convegno che si svolgerà il prossimo 21 novembre nello spazio Inoperable, che da tempo si è concentrato sulla giovane arte urbana in Europa. Una sacca culturale ancora in gran parte sommersa e sconosciuta di cultura che sta lentamente emergendo, proprio a partire dalla grande attenzione che molta street art attirameritatamente su di sé.
Non una semplice mostra ma anche un convegno, in collaborazione con l’Hotel Le Meridien, sul tema Street Art. Dai primi graffiti apparsi negli anni ‘70 come momento di riappropriazione dello spazio pubblico ed emersione della creatività latente, alle più recenti aquisizioni della Tate Modern di Londra e del MoMA di New York che hanno consacrato (profumatamente) alcuni artisti.
Da una parte quindi lo spirito di un fenomeno che sta vivendo la sua grande adolescenza, che si sviluppa nel ruvido delle strade, nell’entusiasmo di una nuova scena di street artist sempre più consapevoli delle potenzialità del mezzo e tuttavia pronti a non vendersi al primo aquirente, a rimanere fedeli a quello che prima di tutto è un rito, un mito, un atto di comunicazione e poi una pratica artistica, che quindi aha bisogno di essere incentivata.
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Lo sentiamo spesso nominare, anche se raramente il suo lavoro viene correttamente contestualizzato. Lo troviamo, suo malgrado, eletto a testimonial pubblicitario per questo o quel marchio. Stiamo parlando di Giuseppe Arcimboldo, nato a Milano nel 1527 da una famiglia aristocratica, artista geniale ed innovatore. A 22 anni collaborò con il padre Biagio che lavorava presso la Veneranda Fabbrica del Duomo. Tra i suoi primi lavori un affresco nel Duomo di Monza ed un arazzo per quello di Como. A Milano entrò sicuramente in contatto con le caricature dal tratto ironico e grottesco di Leonardo.
Fu a Vienna, prima sotto Massimiliano II d’Asburgo, poi con Rodolfo II, che trovò la sua consacrazione pittorica. La storia l’ha reso famoso per le sue raffigurazioni di volti composti assemblando famiglie di oggetti ‘omogenei’, animali, fiori e piante, pesci, armi, libri. Ritratti allegorici, come la serie delle quattro stagioni (Primavera, Estate, Autunno e Inverno) e i quattro elementi della cosmologia aristotelica (Aria, Fuoco, Terra, Acqua), che risentono del portato dell’arte del nord Europa nella cura per il particolare.
Le sue poche opere sono dislocate un po’ qua e un po’ là per l’Europa, tra Parigi, Vienna, Madrid, Stoccolma (in Italia rimane qualcosa a Cremona, Firenze e Genova). Pochi d’altronde sanno che presso la corte di Ferdinando I d’Austria la sua creatività raggiunse alti livelli nella creazione di giochi per bambini, giostre e scenografie per feste, matrimoni e cerimonie.

Il Kunsthistorisches Museum di Vienna apre i suoi grandi saloni agli interni delle dimore europee, rappresentate nell’arte dal 1500 al 1900.
Fino al 12 luglio 2009 sarà aperta la mostra: “Le stanze nei dipinti“, che racchiude un percorso altamente documentaristico sulle abitudini e sulla realtà quotidiana del passato, ma anche simbolico, quando le intenzioni dei committenti e degli artisti, quella quotidianità, la riuscivano a travalicare.
Le opere della parte centrale della mostra sono quasi tutte di fiamminghi del sei e settecento, su cui spicca un meraviglioso Vermeer. E sono tutte provenienti dalle collezioni dello stesso Kunsthistorisches o da altri musei viennesi, come l’Albertina, il Belvedere, il Liechtenstein.
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Una storia incredibile che riguarda il dipinto “Ultima Cena” di Alfred Hrdlicka, definita dall’artista un’orgia omosessuale, opera restaurata da Pier Paolo Pasolini.
Il Dimmuseum di Vienna, Museo della Cattedrale cattolica, ha in corso fino a maggio una retrospettiva sull’artista Alfred Hrdlicka, uno dei più importanti del paese. Tra le varie opere esposte c’era anche il dipinto incriminato che è stato rimosso in seguito alle pesanti polemiche che si sono scatenate contro il quadro, il direttore del museo Bernhard Boehler e il cardinale Christoph Schoenborn. Infatti il dipinto ritrae gli apostoli in atteggiamenti sessuali (si masturbano tra di loro) che non stati graditi evidentemente dal pubblico cattolico.
Gli organizzatori si sono dichiarati sorpresi della reazione e non volevano offendere nessuno. Allo stesso tempo non rinnegano la scelta fatta, dato che, come dice il direttore: crediamo che Hrdlicka abbia le credenziali per rappresentare le persone in questo modo così carnale, così drastico. E la visione di Boehler che l’arte serve anche a questo, a creare discussioni e aprire dibattiti, è indiscutibile.
Ho cercato delle immagini ma non ne ho trovate, in compenso c’è il video, su Gloria.TV! E sapete quello che a me sorprende in tutta questa storia di arte, omosessualità, polemiche e censura? Che esiste Gloria TV!
Via | Corriere
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Ecco una mostra che vale uno sconfinamento in Austria o, se avete pazienza di aspettare fino al prossimo febbraio, una gita a Venezia. “Tiziano maturo e la sensualità della pittura” è attualmente in corso al Kunsthistorisches Museum di Vienna e ci resterà fino al 6 gennaio per poi trasferirsi in laguna dal 1 febbraio 2008 alle Galleria dell’Accademia.
Le opere di Tiziano in mostra non sono tantissime, “solo” cinquanta, ma la qualità è altissima. Meglio una cosa del genere, che non ti costringe ad una visita fiume, che quelle mostre “tutto fumo e niente arrosto” con centinaia di opere fra disegni, schizzi, bozzetti, scarabocchi e ghirigori.
La produzione ultima di Tiziano è decisamente particolare e suscita ancora adesso opinioni contrastanti: contorni sfrangiati, sciabolate di colore, un magma pittorico creato in alcuni casi direttamente dalle dita sulla tela. Niente a che vedere con le opere precedenti. C’è chi sostiene che non siano state finite dal maestro, io penso invece che non sia così ma si tratti di una precisa scelta stilistica. Con 10 euro si visita la mostra ed anche la galleria che, manco a dirlo, contiene capolavori strepitosi.
Come segnala giustamente un lettore, sullo stesso tema, la tarda produzione di Tiziano, è in corso una mostra anche a Belluno, dal titolo “Tiziano. L’ultimo atto“.
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