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In Qatar c'è aria di rivoluzione culturale, si è aperto il Museo di Arte Moderna Araba

pubblicato da Lorenzo Mazza

Dopo aver conquistato, con la forza dei petroldollari, il Mondiale di Calcio 2022, lo sceicco del Qatar incassa un’altra grande vittoria, avendo fatto confluire nella capitale Doha il gotha dell’arte mondiale, in occasione dell’apertura del grande Museo di Arte Moderna Araba. Un’istituzione che raccoglie oltre 6.000 opere, raccolte dal 1840 ad oggi (quindi si dovrebbe parlare anche di arte contemporanea).

Come potete vedere nel reportage di Al Jazeera qui sopra, l’artista più chiacchierato è sempre lui, Waafa Bilal, “l’uomo con il terzo occhio”. La notizia del professore d’arte americana che si è fatto installare la telecamera in testa è infatti stata un ottimo ‘apripista’ per il lancio del nuovo museo.

Adesso, molti si chiedono cos’altro inventerà lo sceicco, che pochi mesi fa aveva manifestato l’intezione di comprarsi per intero la casa d’aste Christie’s. L’idea dello sceicco Hassan è di farsi prestare opere da musei come il Louvre o il Guggenheim, per richiamare a Doha turisti da tutto il mondo.

Al momento comunque, la sfida è tutta interna al piccolo paese degli Emirati Arabi. L’Islam più radicale infatti, rifiuta l’arte figurativa e la scultura. Già poter allestire, nelle prossime occasioni espositive, la collezione dello sceicco, dove sono presenti molti nudi e quadri ’scandalosi’, sarebbe una grande rivoluzione culturale per il Qatar.

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Un professore di fotografia si fa installare una telecamera dietro alla testa

pubblicato da Lorenzo Mazza

Un professore di fotografia dell’Università di New York si è fatto installare, con un’operazione chirurgica, una placca di titanio dietro alla testa, che funge da supporto per una piccola telecamerina dotata di memoria interna. Wafaa Bilal, insegnante e artista di origini irachene, è entrato, per la prima volta in vita sua, in uno studio di piercing, dove hanno esaudito la sua richiesta.

Le immagini riprese dal retro della testa di Bilal, vengono trasmesse via laptop in streaming al Mathab, il Museo di arte contemporanea araba in Qatar, dove è in corso una collettiva che comprende il suo ultimo lavoro. Un’operazione che vuole portare a rifletterci sul perenne stato di sorveglianza (’under surveillance’) a cui siamo sottoposti.

Annullare la soggettività, l’arbitrarietà, per fornire immagini oggettive è quello che Bilal si propone. Nel frattempo, nella sua scuola, pur rispettando la sua ricerca, qualcuno si sta preoccupando per la privacy degli utenti.

Via CNN

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