Tracey Emin, la vita in un'opera d'arte


Il lavoro di Tracey Emin è tutto meno che scontato. Tra le punte di diamante della Young British Art, gruppo di artisti tenuto a battesimo dalla londinese Saatchi Gallery e di cui fa parte anche Damien Hirst, la Emin porta in scena un'arte sfacciata, irritante, in cui riversa senza filtri ma con apparente poesia la propria vita, nei suoi risvolti più prosaici e irriverenti.

Non a caso, tra le sue opere più note figura My bed (nella foto), un'installazione, poi acquistata da Charles Saatchi, costituita da un letto disfatto (quello dell'artista) cosparso di macchie organiche, attorno e sopra il quale sono disseminati oggetti privati tra cui mutandine sporche di liquido mestruale, preservativi usati e un paio di pantofole. Presentato alla Tate Gallery nel 1999 in occasione del Turner Prize, My bed sollevò, com'era prevedibile, un vespaio di polemiche.


Alcuni lavori di Tracey Emin



Scandalosa, dunque, ma anche audace nel mostrare il lato più oscuro e nascosto di sè, Tracey Emin porta nel suo lavoro multisfaccettato e poliedrico le ossessioni, le paure, i tormenti di una vita difficile, mettendo lo spettatore stesso in una posizione scomoda, a metà tra il visitatore di museo e il voyeur. Alla Biennale di Venezia è lei a rappresentare la Gran Bretagna con Borrowed light, un lavoro che raccoglie pensieri scritti con neon rosa e azzurri, disegni e ricami in cui, con apparente candore, scaglia frasi e immagini che parlano di sesso, violenze, aborti e altri turbamenti.



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