Intervista a Lorenzo Terranera, illustratore e scenografo

Muro Ballarò

Lorenzo Terranera, con puntualità da vignettista, ma talento da artista vero, e senso delle proporzioni, giustamente, da scenografo, da anni firma il cosiddetto "muro" della trasmissione di Rai Tre Ballarò (per una "visione" più completa del muro e di Ballarò vi rimando a questo articolo).

Lorenzo, che è principalmente uno dei migliori illustratori sulla piazza, realizza ogni settimana un disegno a colori che faccia da scenografia al talk-show e, di conseguenza, anche la sigla del programma, che è una rappresentazione della realizzazione, tratto per tratto, del muro stesso.

L'intervista dopo il continua.

Lorenzo, dal tuo sito, molto ricco, nella sua apparente semplicità, ho visto che spazi fra i generi e le tecniche più diversi. E poni attenzioni molto simili fra di loro a tutti gli aspetti del tuo lavoro, dalla realizzazione di una serie di copertine per quaderni (lì, devo ammettere che si sono alcuni fra i tuoi soggetti che preferisco in assoluto, non ultimo il solo alligatore arancione e felice, in una folla di verdi e incazzati, o quantomeno annoiati) alla cura dei disegni di intere storie a fumetti. Cosa dici di fare quando ti chiedono che lavoro fai?

Di solito ci penso un secondo, e poi dico illustratore.

Come si è svolta la tua formazione?

Ho frequentato il liceo artistico e di seguito l'Istituto europeo di design, nel Dipartimento illustrazione.

E come sei arrivato al primo lavoro?

Per caso, dopo aver finito l'Istituto sono stato contattato da una produzione di spot pubblicitari.

In che modo la collaborazione con Ballarò ha cambiato il tuo modo di lavorare? Oppure, eventualmente, in che modo non lo ha cambiato affatto?

Ballarò non ha cambiato il mio modo di lavorare.

La profonda modifica è nella scansione settimanale, a cui non ero abituato. Io lavoro su commissione, e di stagione in stagione mi capita di passare da un metodo espressivo ad un altro. Adesso mi trovo a dover conciliare lavori di vari clienti con l'appuntamento del martedì. E a tutto questo si aggiunge l'attività per la mia scuola di illustrazione, che si chiama Officina b5.

Quindi è nella mole di attività che si registra il più grande cambiamento.

Se dovessi scegliere un solo campo in cui ti applichi, o in cui ancora non ti sei applicato, per dedicartici per il resto della tua carriera, quale indicheresti?

L'animazione, senz'altro; è un grande contenitore dove si può spaziare dall'illustrazione alla scultura.

Nel mio piccolo, quando la committenza me lo permette, provo a lavorare con materiali diversi e sperimento nuove forme espressive con i miei compagni di strada. Non riesco ad immaginarmi chiuso in una stanza da solo, mi piace la collaborazione e cerco di coinvolgere sempre chi mi sta vicino.

Come realizzi il muro di Ballarò, e come la sigla?

Una volta, il "muro" lo realizzavamo in scala 1:1: era largo circa sei metri e alto quattro, dipinto ad acrilico in mezza giornata, trasportato e rimontato nello studio.

Ora la sigla di apertura è realizzata in stop-motion: una volta approvato il bozzetto dalla redazione, mi "rinchiudo". Tramite una macchina fotografica (Nikon D50), collegata al computer, ripropongo (i bozzetti che mando in redazione sono realizzati ad acquerello) e riprendo la nascita dell'illustrazione (l'immagine finale ha una dimensione di 35 cmx 45 cm). L'acquisizione delle immagini avviene ogni 5 secondi, a 25 fotogrammi al secondo. Per realizzare questo mi servo di un programma d'animazione (Istopmotion).

Una volta "girato" il tutto passa al montaggio: Alessio Morglia. Da lui viene sincronizzato con i tempi della sigla, ed eseguita la color-correction.

Sempre per Ballarò realizzo delle immagini fisse per i collegamenti, che vengono inserite direttamente dalla sala regia nei collegamenti.

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