Capogrossi e la genesi del tetradente

Capogrossi - superficie CP/739 (verso) - 1960Si è inaugurata ieri, la mostra dedicata a Giuseppe Capogrossi, protagonista dell’arte astratta italiana nel secondo dopoguerra.

All’ingresso della galleria è riportata una frase dell’artista, che è la chiave di lettura del suo linguaggio fatto di ripetizioni infinite di tetradenti, i suoi caratteristici geroglifici a quattro zampe.
Capogrossi racconta che, un giorno, all’età di dieci anni, si trovò con la madre in un istituto per non vedenti. Lì, notò due bambini che disegnavano, pur non vedendo, piccoli ma vivaci, anzi “vibranti”, segni neri. In quell’istante, intuì che i segni non rappresentano necessariamente l’immagine di qualcosa che si vede, ma possono esprimere anche l’interiorità. E fu allora che sentì nascere in lui la vocazione artistica.
Tra le tante interpretazioni che sono state date sulla genesi del tetradente, dai traumi agli impulsi inconsci, questa è sicuramente la più poetica (oltre ad essere autobiografica).

Certo, Capogrossi, fece di questi segni, una cifra stilistica distintiva e ben riconoscibile, sacrificando a volte la forza espressiva, al successo di mercato.

A Roma, galleria Emmeotto, fino al 20 giugno.

  • shares
  • Mail