Al Cesac in mostra il Velo

Al Cesac di Caraglio Andrea Busto, che ne e' il direttore, immagina una mostra sul rapporto con il velo davvero interessante. In primo luogo, perche' ne da una visione non solo islamica (la madonna ha il velo) e in secondo luogo perche ne analizza il contenuto da tutti i punti di vista: sociologico, politico, umano e persino di stile. Il velo per coprire i morti, come quello di Cristo, quello delle donne anziane della Sicilia, del lutto, dell'Islam (certo, in gran parte) e persino una carrellata di tipologie stilisteche della moda del velo.

La mostra è aperta da fine ottobre e chiuderà a fine febbraio, ecco una descrizione del percorso espositivo presa di peso dalle pagine de La Stampa:

Il percorso espositivo è suddiviso in sette sezioni. La visita inizia dalle Velature pittoriche di Alessandro Bulgini, che sotto una tela campita tutta di nero lascia intravedere immagini figurative, e da lavori analoghi di artisti post-minimalisti come Nishikawa e Juchtmans. Si prosegue con Memorie e Impronte, dove troviamo l'incisione di Dürer. Da Santa Veronica prende nome la veronica, il velo miracoloso su cui restò impresso il volto di Cristo sofferente; soggetto anche di due vasti dipinti eseguiti nel 1989 da Mimmo Paladino. Con accanto due lavori di Robert Rauschenberg, collage con gusto neodada di abiti e garze. Nella sezione Candore e dolore, campeggiano le gigantesche foto di donne africane, ammantate in candide vesti, di Vanessa Beecroft, alle quali fa da contrappunto la colorata donna «svuotata» di Patrizia Guerresi e una splendida foto di Shirin Neshat con una donna in burka nero che tiene per mano un bimbo nudo e tatuato.

Il velo diventa cortina, anzi una Soglia, nella quarta sezione, a cui s'accede oltrepassando una tenda di perle di vetro, di Felix Gonzales Torres. Nella sala successiva le macabre fotografie scattate all'obitorio da Andres Serrano, con volti di cadaveri bendati. Nella sala successiva, dedicata al rapporto tra Eros e Thanatos, si confrontano sensuali immagini omoerotiche di Sadegh Tirafkan e La danza circassa, dipinta nel 1915 da Mario Moretti Foggia, con gusto orientaleggiante. Ottimo spunto per entrare nella penultima parte dedicata al rapporto tra Orientalismi e Occidentalismi. La mostra si chiude con varie salette intitolate Il velo globale: qui sono esposte svariate fogge di chador e scialli d'ogni parte del mondo, insieme a belle foto dedicate a questo copricapo da artiste emergenti come Lana Slezic e Kimiko Yoshida.

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