Street art. Intervista a Cristian Sonda

Illustrazione - Cristian Sonda

Con lo sdoganamento della Street art Cristian Sonda, artista di strada e illustratore, ha visto la richiesta di partecipazione a mostre ed eventi aumentare. Soprattutto quelli organizzati nel territorio milanese. Che l'arte urbana si identifichi anche con il territorio locale? Lui non lo pensa, anche se spesso con Bros, lavora soprattutto nella città di Milano.

Negli ultimi mesi hai partecipato ad una serie di mostre (Street Art, Sweet Art, La Nuova Figurazione Italiana, Il Treno dell'arte 2007, Street art 4 AMA), sei in un periodo fortunato o secondo te c'è un interesse maggiore verso l'arte urbana e l'illustrazione?

Credo sia un mix di ingredienti che abbia creato la miscela alchemica. Uno dei fattori principali è sicuramente la fortuna, ossia partecipare alla mostra “Street Art Sweet Art" è stato un trampolino di lancio irripetibile in Italia. Detto ciò, credo meritassi di esporre a quell'evento dopo anni di militanza nel circuito underground; ammetto anche, che al posto mio avrebbero potuto esserci altri artisti validi quanto me...
Altro punto chiave. In Italia di nuovi movimenti e avanguardie artistiche non c'è ne sono più da decenni!!
Diciamola tutta, il mercato dell'arte ne crea una ogni 5 anni, che poi (la Street art) sia un vero movimento con delle basi culturali, con un'ossatura propria, quello è un altro discorso... in parole povere, interessa a molti rinfrescare il panorama oggi come oggi. Tengo però a precisare che non intendo elevare la Street art italiana ad una vera avanguardia artistica, credo sia prematuro, però è innegabile che ci siano delle buone prospettive, perché si tratta di artisti con carattere, tratto e personalità... E principalmente molti di noi sono amici da tempo, e questo è un semplice ma grande segreto per portare avanti dei progetti corali.

Lavori di Cristian Sonda
Illustrazione - Cristian Sonda
L'anestetico - Cristian Sonda
La Vergine delle frasche - Cristian Sonda

Parco Marghera 2007 - Cristian Sonda
Illustrazione - Cristian Sonda
Leoncavallo 2006 - Cristian Sonda
Bau - Cristian Sonda

Descrivici il tuo stile, che evoluzione c'è stata e che cosa ti rende diverso da altri street artist.

In principio disegnavo con lo smalto su tela, ombre nette, in stile manga per intenderci, riproduzione su tela del mio studio in strada, niente di più'. “Limitativo” pensavo....
Quindi, alla bell'età di 29 anni decisi di investire un pò di soldi in un corso di illustrazione serale che mi insegnasse un pò di basi che non ho mai avuto, avendo studiato tutt'altro.
Eccomi catapultato in una grossa crisi d'identità che è durata per più di un anno!
Le accademie e le scuole d'arte ti insegnano sì delle tecniche universali, ma essendo tecniche scolastiche per la massa, involontariamente appiattiscono la tua personalità, la tua identità artistica. Non so se sono stato chiaro. Cioè coloriamo tutti da destra a sinistra, perché cosi vien meglio. Ok! appurato che vien meglio. Tutti i prodotti saranno belli, ma uguali. Morte dell'opera d'arte in quanto unica. Difficile trovare un punto d'incontro tra l'accademico, il fresco e il personale. Per quel che mi riguarda ho faticato moltissimo! Quindi, cosa mi rende un pò diverso dagli altri? Forse aver piegato la tecnica pittorica classica a mio piacere, mixare l'illustrazione concettuale con la forza comunicativa dei miei lavori in strada. Il risultato non è un logo vuoto, né un quadro dalle figurazioni classiche, né una vignetta satirica, ma una soluzione omogenea di tutto ciò, gradevole alla vista come un quadro ben dipinto, con caratteri riconoscibili a prima vista come un logo, ma un dipinto in grado di parlare al pubblico, a volte ironico, altre romantico, sempre diverso, insomma un'opera comunicativa.

Artisti che ammiri e con cui collabori o vorresti lavorare.

Illustratori americani più che altro, Mark Riden, Joe Sorren per esempio. Ossia con coloro che hanno fatto dell'illustrazione un'arte a tutti gli effetti e non una banale descrizione disegnata in libri per l'infanzia o articoli di giornale di serie B, come avviene qui in Italia.

C'è una città che per te rappresenta il luogo adatto per realizzare Street art (dicono che fino a qualche tempo fa fosse Barcellona)? Per te va bene qualsiasi posto o preferisci un luogo in particolare, visto che comunque lavori soprattutto nel milanese. Pensi che un'artista urbano si possa associare ad una città (ad esempio Bros a Milano, Sten a Roma)?

Milano e dintorni si è trasformata negli ultimi anni nella MECCA della Street art, ossia c'è davvero un concentrato di artisti validi e personali, fuori dal normale. Davvero stupefacente e stimolante, un pò mi inorgoglisce pensare che nel mio piccolo ho contribuito anche io a creare Milano come un fulcro artistico nel panorama europeo.
Comunque, una città vale l'altra per un dipinto ben fatto, perché se il cittadino recepisce il messaggio del tuo disegno, si è fatto centro, questo è quel che conta.
Indubbiamente è naturale associare il writer più noto del momento alla città d'appartenenza, però credo sia sbagliato. Se si potesse viaggiare economicamente, si dipingerebbe ovunque. Anche se per quel che mi riguarda faccio viaggi estremi in zone poco agiate del globo, Vietnam, India, Laos, Mali, Senegal... insomma, portarti i colori dietro è pò inutile, dato che dello che deve assimilare sei tu, in quel caso...Esternare sarebbe inopportuno in quei luoghi, per come la vedo io.

In che cosa si evolverà la Street art, se si evolverà, secondo te?

Non si evolverà in termini di commerciabilità del prodotto se è quello che intendi...
La strada rimmarà una fresca terra di conquista per i più validi, con delle regole interne ben radicate che auto-selezionano il personale addetto, come fa da sempre. Chi intraprenderà la carriera artistica, dovrà sottostare ad altre regole radicali anch'esse, che nulla hanno a che fare con la street art né si misceleranno.
Un'evoluzione artistica invece, chi può dirlo? Certo è che chi verrà dopo, dovrà inventarsi qualcosa di realmente nuovo.

Un dipinto, un film e un libro che hanno cambiato il tuo modo di vedere le cose.

I videogiochi degli anni '90 per quello che riguarda l'uso dei colori (quelli di oggi son troppo paranoici e frenetici). Libri e film? Mmmmm, nessuno nello specifico... solitamente mi soffermo solo in alcuni particolari che mi colpiscono, ci penso, li rielaboro e magari ci faccio uno sketch. Poi se lo ritrovo in mezzo al mare di bozzetti in studio, lo realizzo in una tela o in un lavoro su muro.

  • shares
  • Mail