L'arte kitsch di Gillo Dorfles in mostra a Milano

"È una delle costanti della nostra epoca", così Gillo Dorfles - 102 anni e non sentirli - definisce il kitsch. Una delle personalità più curiose e poliedriche del Novecento, il filosofo con la passione per l'arte espone per la prima volta alla Triennale di Milano una mostra sul tema. Molti gli studi sul kitsch, ma pochi i coraggiosi che hanno saputo affrontare la questione come un aspetto fondamentale della quotidianità. Per Dorfles dal kitch non si può prescindere, tanto da essere una costante stessa della società:

"Non parlo tanto dal punto di vista filosofico ma proprio da quello sociale. Oggi abbiamo una società dove il kitsch è estremamente diffuso, più di quanto non fosse una volta. D’altro canto anche il rapporto fra l’arte e l’uso del kitsch è qualcosa che prima non si era mai verificato. Oggi abbiamo delle opere che decidiamo di chiamare kitsch ma che hanno un valore di per sé in quanto opere."

Un kitsch che non è solo cattivo gusto, come vorrebbe l'accezione più diffusa, semmai di ambiguo gusto. Così come ci sono oggetti o opere kitsch, lo stesso vale per gli uomini: sarebbero i dittatori l'esempio più lampante secondo Dorfles. Interessante anche la sua considerazione di "bello" e "buon gusto". Quando si dice gli uomini di un tempo.

"Ritengo che il bello non sempre è di buon gusto. Tuttavia io non faccio una difesa del cattivo gusto, né assolvo i tanti casi dell’arte dei nostri giorni, deficitaria sia dal punto di vista tecnico sia da quello estetico. Per contro, pure attraverso la mostra in Triennale, sottolineo come, anche con un gusto eterodosso come quello del kitsch si possa, talvolta, ottenere un quoziente estetico degno di un positivo riconoscimento critico e assiologico. Scostandosi da un bello troppo ufficiale si può, non sempre ma qualche volta, arrivare a un brutto di valore non indifferente."

Via | Panorama

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