Miami Art Basel - impressioni

Immaginate cosa può provare un bambino nel più grande negozio di giocattoli del mondo, oppure un Dongiovanni cui Huge Hefner presta le chiavi di casa e avrete l'idea di cosa poteva provare ieri sera un collezionista entrando al convention center dove si è tenuta l'inaugurazione di Miami Art Basel.
Credo che poche fiere negli ultimi anni abbiano mostrato tanta qualità come Art Miami quest'anno. Si sono viste opere che pensavamo ormai di vedere solo nei grandi musei, e invece ieri erano esposte tranquillamente negli stands dei più importanti galleristi di New York e dintorni.

I commenti più ascoltati sono di una fiera molto contemporanea, molto attenta al presente e al futuro, ma in realtà si sono viste opere straordinarie anche degli anni '60 e '70 quasi tutte di artisti nordamericani per la verità, con poco spazio, ad esempio, per l'arte italiana, sia transavanguardia che arte povera.

Le cose che ci hanno maggiormente impressionato sono state sostanzialmente due: la prima, che ha messo d'accordo tutti, riguarda i prezzi: fuori ogni controllo, esagerati, senza logica e rapporto neppure con le ultime aste già di per se con quotazioni stratosferiche; camouflage di Andy Warhol a prezzi di Picasso periodo blu, uno fra tutti.

L'altra è che chiedendo qualche prezzo alle 14,30 (mezz'ora dopo l'apertura della preview) ti sentivi rispondere che l'opera era già venduta, e non si trattava certo di valutazioni da fiera degli obej obej... evidentemente a mezzogiorno, con la first choice riservata ai Vip, qualche affare è stato concluso.

Visti tanti italiani, da collezionisti importanti e attenti come i coniugi Blei, ad addetti ai lavori, come l'art dealer Michela Scotti.
Il giudizio unanime è stato quello di una fiera piena di qualità, di pezzi veramente belli e importanti, e crediamo che saranno tanti i rimpianti al ritorno, dove ci aspettano fiere che al cospetto di questa non potrebbero neppure definirsi tali.

Seguiranno foto

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