Scope e Pulse, le sorelline


Miami Art non è solamente l'olimpica Basel, ma anche una serie - almeno 15 - di fiere collaterali, alcune importanti e molto ma molto interessanti, altre meno. Tra le prime (come già scritto qui) ci sono Scope e Pulse, situate entrambe nel Design District, a Downtown.

Quello che oggi si chiama Design District era fino a poco tempo fa una zona dove anche i poliziotti si avventuravano a fatica, un luogo da telefilm con gente di colore a bordo di chiassose auto dai colori improbabili e dagli alettoni come flap di un boeing; ora è stata rilanciata fortemente e vi hanno sede le gallerie più famose e bellissimi negozi d'arredamento, nonchè in questo periodo, appunto, numerose fiere collaterali tra cui Scope e Pulse.

Non so se l'operazione sia perfettamente riuscita, occorrerebbe vivere qui più a lungo (cosa peraltro che ogni uomo di buon senso e buona vista farebbe) ma posso segnalarvi che avendo lasciato l'auto a 100 metri dalla fiera i poliziotti con espressioni sorridenti come Hannibal Lecter mi hanno consigliato di avvicinarla e di non provare neanche a pensare di andare a piedi da Scope a Pulse, che distano poche favelas, pardon blocks, l'una dall'altra.

Scope non ci ha particolarmente impressionati, qualche galleria buona, specialmente giapponese, ma niente di speciale, se si eccettua forse un artista coreano dal nome impronunciabile e dalle sculture realizzate con la gomma dei pneumatici, che rappresentano creature del mondo animale dalle forme mitologiche e aggressive.

Molto meglio, anzi, di ottimo livello Pulse. Sono tantissimi i motivi per cui una galleria può essere a Pulse anzichè ad Art Basel, dalla qualità degli artisti non di primissimo piano, al progetto non giudicato abbastanza interessante, ai costi che ovviamente sono altissimi per Basel e meno per Pulse.
Sta di fatto comunque che la fiera è apparsa giovane, frizzante, con gallerie che fanno benissimo il loro lavoro, portando artisti giovani ma già affermati, promesse già mantenute possiamo dire, a prezzi ancora comprensibili, almeno in rapporto all'altra fiera.


Colpisce, per chi segue fiere aste ecc ecc, quanto siano cresciuti ulteriormente i Cinesi e i Giapponesi, raddoppiati o triplicati rispetto a esibizioni anche recenti, mentre cominciano a consolidarsi anche gli Indiani.
Si affacciano bravi artisti brasiliani che costano ancora veramente poco e realizzano cose molto interessanti.

La giornata si è chiusa col botto, l'inaugurazione dell'art design, una sorta di salone del mobile (immaginatevi le differenze...) in un antichissimo palazzo a circa 10 piani nel design district.
L'impressione è stata devastante, ma ve lo racconto la prossima volta quando mi riprendo da tutto ciò che ho visto...

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