Louis Soutter e i "tremori della modernità"

"Timore e tremore", un duplice concetto sotto il quale si svelavano alcune tra le elucubrazioni morali del filosofo danese Søren Kierkegaard, nascosto dietro lo pseudonimo di Johannes de Silentio. Un titolo da versetto paolino, per un elemento che ricorre nella mostra dedicata all'artista svizzero Louis Soutter, costruita proprio sul filo del "tremore della modernità".

Un'esposizione nata e cresciuta insieme alla Maison Rouge di Parigi, dove sarà ospitata fino al 23 settembre 2012, sotto gli occhi attenti della curatrice Julie Borgeau. Un percorso completo dotato di uno sguardo fortemente retrospettivo sull'opera di un creatore misconosciuto e quasi rifiutato dal grande pubblico e dalla stessa storia dell'arte. Quella grande corrente unificatrice, fatta di singole onde classificatrici, che non esitò a incastrarlo nella stretta casella dell'Art brut attaccandosi agli ultimi due decenni trascorsi in un ospizio e dimenticando la sua finissima cultura artistica e musicale.

Perché Soutter, la cui copiosa opera fu ampiamente sostenuta e diffusa dal cugino, il celebre architetto del Modulor Le Corbusier, mise insieme alcune tra le più pressanti angosce della modernità e riuscì a rappresentarle appieno, come dimostrano i 250 lavori provenienti dal fondo del Museo Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna, e da collezioni private raramente esposte, ma anche l'attenzione suscitata in altri artisti contemporanei come Georges Rouault, o successivi come Arnulf Rainer.

Louis Soutter e i tremori della modernità
Louis Soutter e i tremori della modernità
Louis Soutter e i tremori della modernità
Louis Soutter e i tremori della modernità
Louis Soutter e i tremori della modernità
Louis Soutter e i tremori della modernità
Louis Soutter e i tremori della modernità

Via | lamaisonrouge.org

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