"I maestri del disordine" al quai Branly di Parigi


"Il mondo magico" dell'etnomusicologo napoletano (di scuola crociana) Ernesto de Martino, aveva aperto, con tutti i suoi inevitabili limiti etnocentrici, un nuovo squarcio sull'importanza dei rituali per la conservazione della presenza nei momenti di crisi e di passaggio, e sul ruolo fondamentale di rituali e figure sciamaniche. Perché la maggior parte delle culture porta in sé i segni di una guerra lacerante tra forze contrarie, opposti che minacciano costantemente il faticoso equilibrio necessario alla conservazione dell'universo stesso.

L'esposizione parigina intitolata "Les Maîtres du désordre", visitabile fino al 29 luglio presso il Musée quai Branly di Parigi, ritorna su tali concezioni e mette in scena il complesso ed affascinante mondo del disordine, e delle sue guide. Intermediari tra il mondo conosciuto e il caos che attanaglia, con il suo inconcepibile portato disorientante, l'immaginazione dell'individuo, costretto ad affrontare l'ampio novero delle sue peggiori paure per attraversare la stretta porta della follia. Proprio all'arte di questi stregoni, formati all'esperienza iniziatica, è dedicata la mostra, costruita e scandita come un percorso che presuppone l'abbandono, la crisi ed il rinnovamento al quale da luogo, attraverso tre macro-sezioni, l’ordre imparfait, la maîtrise du désordre e la catharsis.

Da Dioniso a Seth, passando per numerosi oggetti e costumi provenienti da grandi collezioni antropologiche, fino alle opere di artisti contemporanei come Annette Messager, Jean-Michel Alberola o Thomas Hirschhorn, ecco apparire i segni della dura conquista che sopravviene dopo la lotta e prende la forma della mediazione razionale o dell'abbandono alle pulsioni trasgressive, perché, come ricorda l'attenta analisi di Diego Fusaro:

[...] de Martino è fermamente convinto della grandezza della civiltà occidentale ma al tempo stesso ritiene che tale grandezza si manifesti nella capacità di tale civiltà, l’unica a possederla, di spingersi al di là delle proprie colonne d’Ercole, aprendosi al confronto con le altre civiltà. Come sottolinea acutamente Cesare Cases, nell’ottica demartiniana la civiltà occidentale “non può inverarsi se non negandosi”.

La mostra procederà secondo un iter preciso, passando al Kunst-und Ausstellungshalle der Bundesrepublik Deutschland di Bonn, dal 32 agosto al 2 dicembre, per proseguire presso la Fondazione "La Caixa" di Madrid dal 7 febbraio al 19 maggio 2013, tre luoghi per approfittare di un salvifico moto rigenerante.

Via | quaibranly.fr

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