In mostra a Parigi l'arte della turbolenza

Petroc Sesti, Literal Form, 2012.
Turbolenze: dieci artisti per esplorare, da molti angoli diversi, il tema della mutevolezza e del fascino insito nel movimento delle turbine. Ecco un'esposizione davvero hors du commun, che non esita ad intrecciare, come già avvenuto in occasione della mostra dedicata allo "spaesamento della matematica", organizzata qualche mese fa presso lo spazio Cartier, scienza e arte, in un pregevole ed accattivante gioco di rimandi e conseguenti scoperte, di curiosità e di osservazioni al limite tra la fisica e l'estetica, che si susseguono allegramente tra i muri de L'Espace Culturel Louis Vuitton, collocato all'ultimo piano di un bel palazzo ad angolo sugli Champs-Élysées ed affacciato sui tetti di Parigi.

Che si tratti delle video-istallazioni di Pascal Haudressy e Ryoichi Kurokawa, sapienti miscugli di immagini, suoni e suggestioni plastiche; dei muri prossimi allo scioglimento di Loris Cecchini, dei campi di colore cangiante di Miguel Chevalier, delle mutazioni a base di pixels immaginate da Angela Bulloch, delle accattivanti sculture magnetiche di Sachiko Kodama, dei flussi meccanici di Élias Crespin, o dei soffioni e delle turbine di Atilla Csörgo, Zilvinas Kempinas, Petroc Sesti e Jorinde Voigt, il tutto resta un bel mistero, le cui ragioni e il cui spirito, respirano nei pensieri dei curatori, David Rosenberg e Pierre Sterckx:

Contrariamente ad altri stati della materia detti "stabili o equilibrati", i processi turbolenti sono estremamente instabili, irreversibili, ma soprattutto imprevisibili. D'altronde non sono gli scienziati stessi a definire i "micro-vortici" come "gradi di libertà"?
Nella Grecia antica si era soliti incatenare le statue dei templi per impedirne il movimento notturno. Abbiamo così paura che le forme comincino a muoversi? Ma la statuaria anela da sempre il movimento. Si è accontentata a lungo di simularlo prima di lasciarlo realmente avvenire...

Zilvinas Kempinas, Leminscate, 2007.
Atilla Csörgo, How to Construct an Orange? II, 2006.
Miguel Chevalier, Liquid Pixels, 2011.
Angela Bulloch, Progression of 8 perverted pixels, 2008.
Ryoichi Kurokawa, Rheo: 5 horizons, 2010.
Loris Cecchini, Gaps, 2010.

Via | louisvuitton-espaceculturel.com

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