La Tate Modern omaggia Yayoi Kusama

L'Occidente riscopre il mondo allucinato di Yayoi Kusama, con una retrospettiva alla Tate Modern interamente dedicata alle opere realizzate nella sua lunga carriera. Artista giapponese, classe 1929, Kusama ha trasfigurato nella sua opera le proprie paure e ossessioni dando vita a un immaginario multiforme eppure riconoscibilissimo. Era già in piena fibrillazione creativa quando si affacciò nei primi anni Sessanta sulla scena newyorkese, con opere come Accumulatium e Sex Obsession, e nelle successive performance provocatorie, in cui dipingeva con i suoi amati pois i corpi dei partecipanti invitandoli ad entrare letteralmente nelle sue opere. Dal 1977 Kusama ha vissuto volontariamente in un istituto psichiatrico, e gran parte del suo lavoro è stato segnato dall'ossessività e dal desiderio di fuggire i suoi traumi psicologici. Nel tentativo di condividere le sue esperienze, l'artista crea installazioni immersive in cui lo spettatore è indotto a condividere una visione ossessiva fatta di punti e reti infinite o infinitamente riflesse nello spazio dagli specchi.

Partner dell'esposizione anche Louis Vitton, che ha chiamato l'artista giapponese, oggi ottantenne, a curare una propria collezione all'interno del marchio (la casa ha dedicato alla collaborazione anche un apposito sito internet, ricco di informazioni e interviste). L'influenza dell'arte di Kusama si è riversata non solo nel mondo della moda, ma anche nella musica e nel cinema. Peter Gabriel ad esempio gli affidò le scenografie del video di Lovetown), mentre uno dei più originali cineasti del nuovo cinema giapponese, Hitoshi Matsumoto, si è chiaramente ispirato alle visioni di Kusama per il suo film più surreale, Symbol.

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