Una lettera di Clemenceau a Monet


Può un grande pittore, osannato dalla storia dell'arte, e amato da milioni di appassionati, emergere intimamente nel pieno della sua opera creativa attraverso le parole di un'altra persona? Si potrebbe tendenzialmente rispondere di no, se non fosse che alcune testimonianze sembrano affermare proprio il contrario. Uno dei segni più forti e pertinenti di una tale empatia viene dal rapporto tra Claude Monet e Gorge Clemenceau.

Se il primo non ha bisogno di presentazioni, il secondo è forse leggermente meno noto, a torto, poiché si tratta di un giornalista e statista di grande rilievo per gli equilibri politici francesi ed europei tra la fine del secolo XIX° e l'inizio di quello successivo. Un'amicizia della quale ci resta un nutrito carteggio di ben 153 lettere, che svelano un aspetto nascosto dei due protagonisti e offrono l'occasione di conoscere qualche particolare riguardo le loro concezioni estetiche. Ecco un breve estratto della lettera datata 21 maggio 1895:

Mio caro amico, sono felice di avervi reso felice. Se l'articolo è buono è perché viene da voi, ma io trovo che non contenga tutto ciò che sarebbe stato necessario dire. Ieri sono ritornato alla cattedrale e sono deluso di esser stato così inferiore rispetto al mio argomento. Trovo la vostra opera meravigliosa e lo affermo, ma non è abbastanza. Bisognerebbe trovare degli accenti capaci di fissare la vostra luce nei cervelli oscuri, operazione difficile.

Lavorate e siate ringraziato in anticipo di tutto ciò che farete ancora per gli occhi che verranno.

A voi, di tutto cuore,

George Clemenceau

Via | rmn.fr

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