Una passeggiata italiana sulle rive dell'Averno

turner il lago d\\\'averno

Nel 1814 il pittore romantico Turner impresse in una tela un paesaggio italiano della Campania, mettendo a frutto tutti gli insegnamenti dei pittori veneti. Il dipinto rappresentava uno scorcio visionario, poetico e sognante del lago d'Averno (Pozzuoli), lago vulcanico, che si credeva non avesse fondo, dove possiamo immaginarci il pittore alle prese con una luce acciecante più di quanto avesse immaginato dalla lontana Inghilterra e intento a restituirci tutto il fascino delle terre del sud dove la mitologia va a braccetto con la realtà.

Durante questa passeggiata tutta italiana in quel paesaggio non è difficile oggi riconoscervi la stessa natura solo in parte meno selvaggia di un tempo: il vicino lago Lucrino diviso da una lingua di terra dove Plinio narrava vi abitasse il popolo dei Cimmeri, che traeva sostentamento dalle offerte dei devoti che venivano a interrogare l'oracolo; è facile riconoscervi le dolci colline fitte di bosco che circondano il lago e le lontante coste del promontorio di Baia. Il tempio di Apollo, di cui oggi rimangono solo pochi resti, distrutto in parte dal bradisismo e dalla nascita improvvisa nel'500 del Monte Nuovo, ricorda ancora oggi quanto gli antichi (spesso più saggi di noi), sapessero sfruttare al meglio ciò che la natura regalava.

Il tempio che presenta due tecniche: la più recente di epoca adrianea è in opus laterizia e in reticolato quella di epoca anteriore, sorge sulla stradina che congiunge il lago con leggendario antro della Sibilla cumana. Esso fa parte di un grande complesso termale fondato vicino la prossimità di sorgenti di acqua termale (non più rintracciabili) e fumarole. Si può solo immaginare l'imponenza di una tale struttura a due piani ottagonale all'esterno e circolare all'interno e terminante con una cupola di 37 m (solo 5 m più piccola di quella del Pantheon).

Ma oggi non è affatto facile farsi trasportare dallo stesso fascino che i visitatori del '700 provavano: le condizioni di incuria (o meglio menefreghismo) stanno trasformando zone italiane di leggendaria bellezza in niente più che un cumulo di macerie su cui non vale la pena soffermarsi.

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Foto| Dal sito del Palazzo dei Diamanti (Ferrara) e Baroque

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