La car art: oltre le frontiere del tuning


La car art è l’arte di fare arte a partire dalla propria autovettura, che può essere tavolozza e, al tempo stesso, tela dalle infinite possibilità.

Al contrario del lavoro di di uno Scott Wade - ovvero, quella di disegnare, come “in levare”, sulla polvere di un parabrezza - quello di un carartist è decisamente, per dirla michelangiolescamente, in porre. Non c’è limite alle cose e alle idee che uno possa porre dentro o sopra la sua macchina.

Tuttavia, la car art è una disciplina solo apparentemente frivola, o addirittura fricchettona. Possiede un suo rigore. L’esistenza di un carartist, difatti, ricorda solo in parte un lifestyle da Pimp My Ride, in quanto le modifiche apportate ai modelli di serie sono decisamente antifunzionali. Spesso, anzi, decidono per sempre del destino di una vettura: esposta in garage, a tergersi il lunotto con le lacrime della moglie che l’aveva avuta in dono da troppo poco. Non mancano del resto casi di opere che possono essere guidate, spesso in abbinamento a delle vesti coerenti (come nella foto postata).

Parente meno prossima di quanto sembri, dunque, del cosiddetto tuning, la car art nasce probabilmente con il concetto di veicolo stesso, quando gli antichi romani adornavano le loro bighe con effetti il più possibile personali.

Celebri artisti, come Robert Rauschenberg, Alexander Calder, Andy Warhol e Roy Lichtenstein hanno prestato i loro colori a delle auto sportive, come nel caso delle BMW di questa bella galleria.

In particolare quella straordinaria categoria di lettori di Blogo.it che sono nell’intersezione fra Autoblog e Artsblog, si godano dunque questo, quest’altro e questo link ancora.

(Nella foto, da wikipedia.org, Leopard Bernstein, uno dei principali felini in numerosi festival e manifestazioni di car art sulla costa occidentale degli U.S.A.).

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