The Road To Contemporary Art, un po' di delusione

In pochi casi le opinioni su una fiera sono state così discordanti.
Ad alcuni è piaciuta, ad altri meno, nessun giudizio entusiastico, questo è certo, molti quelli negativi.

L’organizzazione è stata a tratti sufficiente, in altre occasioni ha sfiorato il ridicolo, con la navetta ,ad esempio, che ti lascia a metà strada improvvisamente.

Veramente valida, la cosa migliore di tutta la fiera, l’iniziativa di invitare addetti ai lavori e appassionati nelle case dei più importanti collezionisti di Roma, secondo un ben fatto sistema di prenotazioni e appuntamenti che ha permesso non solo di vedere collezioni prestigiosissime ma anche di entrare in appartamenti, attici, ville, veramente meravigliosi.
Tra queste segnalo la collezione Cotroneo in un mozzafiato attico ai Parioli e la collezione D’Alessandro presso lo studio-loft dell’omonimo architetto.

Vero che era riservata ai possessori di Vip card ma vero anche che non era difficile né “imbucarsi” né chiedere di esserne destinatari.
Quanto alla fiera in se stessa, che personalmente non ho trovato faticosa, anzi, molto easy, con poche gallerie in palazzi vicinissimi gli uni agli altri (il solo complesso Santo Spirito, peraltro quello piu’ deludente sotto tutti i punti di vista- distava 4 euro di taxi o 5 minuti di navetta) che tra l’altro consentivano una veloce visita proprio nel centro di Roma, quindi anche durante lo shopping familiare del sabato, l’ho trovata piuttosto povera di contenuti, di opere che potessero ritenersi interessanti.
E questo è anche il commento sicuramente più concorde anzi pressoché unanime che ho sentito tra gli addetti ai lavori (galleristi in visita, case d’aste,collezionisti importanti).
In altre parole: indecisioni su cosa comprare e rammarico di non avere le disponibilità di un giocatore di calcio,come avviene a Miami, Basilea o anche Bologna, questa volta non ci hanno neanche sfiorato.

Causa gli spazi ridotti i galleristi non hanno portato tanto,molti hanno esposto cose già viste a Bologna o Torino,altri non si sono sforzati .Ne è derivata una offerta numericamente e qualitativamente modesta( le gallerie in totale erano una cinquantina e gli stands piccoli) ;ma non si può dar loro torto, considerando l’idea a dir il vero poco geniale di concepire una fiera a un mese di distanza da Bologna e un mese prima del Mi – Art.
Le cose migliori si sono viste in centro, a Piazza Colonna, e al Tempio di Adriano, dove Photology e Ca’ di Fra’ avevano buone esposizioni di fotografia, mentre negli altri Palazzi, Minini di Brescia e il bravissimo Tucci Russo con una personale di Penone, sono apparsi gli espositori più interessanti.

A proposito di Penone, la sua mostra a Villa Medici, all’Accademia di Francia, è certamente la cosa piu’ entusiasmante di tutte le mostre correlate all’evento. Giuseppe Penone, torinese, uno tra i maggiori esponenti dell’Arte Povera, ha concepito una serie di opere elegantissime, raffinate, intense, per il già di per se straordinario scenario di Villa Medici; fusioni in bronzo di alberi, cortecce, giardini, da lasciare a bocca aperta per la classicità, il rigore,la forza della realizzazione.

Considerazioni finali: la fiera prende la sufficienza perché siamo a Roma, dove tutto è splendido, dove ti fermi a guardare i soffitti o gli arredi di palazzo Wedekind (una delle sedi) più che l’arte contemporanea ivi esposta, ma è Roma stessa che – come sempre - vale il viaggio, non certo la Fiera.

Se gli organizzatori vorranno avere successo nei prossimi anni dovranno lavorare molto, incentivare un’esposizione di miglior qualità (con le eccezioni già segnalate) e specialmente concepirla in un periodo diverso, lontano da altre Fiere ormai consolidate, anche se, effettivamente, gli spazi sono pochi.

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