Mario Sironi. I dipinti degli anni '40 e '50 in mostra a Milano

Periferia - 1942/1943 - Mario Sironi

Per la prima volta insieme, alla Fondazione Stelline di Milano, sono raccolti i capolavori degli anni '40 e '50 di Mario Sironi.

Si tratta di una cinquantina di dipinti dell'ultimo periodo dell'artista, il più difficile, tra la disperazione per il suicidio della figlia diciottenne e il crollo di tutte le sue convinzione politiche e artistiche. Nella solitudine Sironi rinnova il suo linguaggio dando vita a nuove forme e ad una visione della realtà opposta a quella della giovinezza e della maturità.

Immagini cariche di neri profondi, di nudi essenziali e di paesaggi lacerati compongono "Sironi. Gli anni '40 e '50. Dal crollo dell'ideologia agli anni dell'Ap0calisse".

Sironi. Gli anni \'40 e \'50. Dal crollo dell\'ideologia agli anni dell\'Apocalisse - Fondazione Stelline - Milano
Periferia - 1942/1943 - Mario Sironi
Il Gasometro - 1943/1944 - Mario Sironi
La penitente - 1945 - Mario Sironi

Donna sdraiata - 1944 - Mario Sironi
Il gasometro - 1945 - Mario Sironi
La grande chiesa - 1945 - Mario Sironi
Composizione - 1944 - Mario Sironi
Composizione - 1944 - Mario Sironi
Composizione arcaica - 1942/1943 - Mario Sironi
Colloquio - 1944 - Mario Sironi
Composizione - 1942/1943 - Mario Sironi
Elementi - 1943/1944 - Mario Sironi
Railway Yard - 1952 - Mario Sironi
Composizione con cavallo nero - 1949 - Mario Sironi
Scogliera - 1947 - Mario Sironi
Composizione - 1957 - Mario Sironi
Composizione - 1955 - Mario Sironi
Il lavoro - 1949 - Mario Sironi
La carità - 1945 - Mario Sironi
Paesaggio con albero - 1943 - Mario Sironi
Frammento murale - 1939/1940 - Mario Sironi
Testa - 1941 - Mario Sironi

Se nella sua stagione novecentista aveva raffigurato un’immagine dell’uomo drammatica ma propositiva, come artefice e costruttore, ora invece dipinge uomini murati nella pietra, sipari di rocce impenetrabili, sagome immobilizzate. Così il più grande pittore di architetture del nostro secolo conclude la sua ricerca con la visione di un crollo metafisico, di un terremoto universale. È una distruzione irreversibile, che colpisce non tanto la natura, quanto l’uomo. L’architetto che progettava città e si confrontava con la grande superficie nell’esperienza monumentale, lascia posto a figure minime che, tra le poche rocce non disfatte, assistono in silenzio alla rovina.

Le opere esposte, che sono state raccolte da importanti collezioni pubbliche e private, comprendono "Paesaggio urbano", "Il gasometro ", "La penitente" e dopo decenni di assenza "Periferia".

Curata da Claudia Gian Ferrari ed Elena Pontiggia, la mostra chiude il 25 maggio.

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