Misia, la regina di Parigi in mostra al Musée d'Orsay


Tra le nostre "pagine" è già passata una "regina di Parigi", si tratta della divina Kiki de Montparnasse, immortalata da Gargallo e Man Ray, ma non si tratta del solo "grande spirito accentratore" parigino dell'ultimo secolo. C'è un'altra donna mitica che qualche tempo prima, e precisamente dalla Belle Epoque agli anni '40, ha ispirato artisti, poeti, scrittori e giornalisti, facendo scorrere fiumi d'inchiostro e di colore. Eccovi Misia Sert, nata nel 1850 sotto il nome di Maria Zofia Olga Zenajda Godebska, giovane polacca dalla rara bellezza figlia dello scultore Cyprian Godebski, proveniente da una famiglia di musicisti e a sua volta eccellente pianista.

Talenti che le sono valsi il titolo di "prima musa moderna" e che hanno dato luogo all'esposizione "Misia, Reine de Paris" visitabile fino al 9 settembre presso il Musée d'Orsay. Artista a sua volta, donna di mondo, animatrice di salotti e mecenate, Misia ha attraversato con grazia e consapevolezza, un'epoca di importanti evoluzioni storiche, cogliendo il vento del cambiamento e non esitando a modificare il suo stesso stile per adattarlo alle novità della contemporaneità. Intima amica di Coco Chanel, si prese cura con dovizia del loro rapporto, introducendo la stilista nel mondo della cultura della capitale francese e facendosi consigliare in fatto di abbigliamento.

Allo zenit della sua influenza divenne una delle donne più ritratte del suo periodo, come hanno ben illustrato le curatrici dell'esposizione Isabelle Cahn e Marie Robert. Posando per Bonnard, Vuillard, Vallotton, Toulouse-Lautrec, Renoir e intrattenendo relazioni con Diaghilev, Nijinsky, Stravinski, Cocteau, Picasso, Mallarmé, Proust e Colette, Misia divenne una vera e propria autorità del suo tempo. Ammiratrice e finanziatrice diretta dei Balletti Russi, ebbe tre mariti e una lunga parabola esistenziale accanto a grandi uomini come Thadée Natanson, direttore del giornale artistico "La Revue blanche". Una vita intensa insomma, che si è meritata a giusto titolo una grande mostra.

Via | musee-orsay.fr

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