A. R. Penck a Milano: istintività delle forme e bicromie simboliche in mostra

A.R. Penck bicromie simboliche

We don’t need no education dice la famosa canzone dei Pink Floyd che sembra cucita addosso a A.R Peck, classe 1936. Nato a Dresda quando questa faceva parte della Repubblica Democratica Tedesca, governata dal regime socialista, fu rifiutato dall'Accademia di Belle arti per idee troppo sovversive, la sua fu una carriera da autodidatta e il nome d'arte che scelse (in realtà si chiama Ralf Winkler) rappresentò l'unico modo per trasferire le proprie opere dalla parte est a quella Ovest della Germania.

L'artista dal 6 Settembre (e fino al 30 Novembre) è protagonista di una grande retrospettiva alla Cardi Black Box di Milano, dove si trovano esposte circa 40 opere tra dipinti di grande formato e sculture realizzate dalla fine degli anni '60 in poi. Apparentemente impulsivi e impetuosi i quadri di A.R. Penck, raccontano il caos della sua realtà, senza andare alla ricerca di compromessi stilistici, perchè libero da qualsiasi regola.

Dagli anni '70 in poi Penck, che ha mescolato alla sua arte gli interessi per la filosofia, la storia delle religioni e la musica, ha semplificato la tavolozza cromatica usando i due colori assoluti: il bianco e il nero. L'impressione che si ha è quella di essere al cospetto delle pitture rupestri del paleolitico: pochi tratti sintetici e volumi che non tengono conto delle regole della prospettiva, ci introducono nel significato simbolico del segno, nella comunicazione immediata si, ma che può nascondere molteplici significati ad un secondo sguardo.

Ogni cosa è stata per lui d'ispirazione e che la sua arte si voglia definire Brut, graffitismo in erba, neo-primitivismo, o neoespressionismo poco importa. Basta lasciarsi stupire dall'impulso esistenziale di un artista che non si è fatto fermare da nessun ostacolo.

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Foto| Dal sito della galleria Cardi Black Box di Milano

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