Leonardo e la sfida dei 'necrostorici'

Leonardo da Vinci

La "volpe" di oggi è un gigante dell'arte e della scienza, la cui varietà di interessi nei più diversi ambiti dello scibile umano è rimasta proverbiale. Così come la sua incostanza. Di lui disse Giorgio Vasari:

... avrebbe fatto profitto grande, se egli non fusse stato tanto vario e instabile. Perciocchè egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l'abbandonava.

Della volpe (nel senso in cui ne parla Isaiah Berlin) Leonardo da Vinci ha anche la spiccata sensibilità per la complessità del reale. Figlio del suo tempo, e ancora lontano dal metodo galileiano, il grande Maestro fiorentino fu però sempre orientato, nelle ricerche tecniche e scientifiche così come nella sua produzione artistica, dalla consapevolezza dell'importanza che l'esperienza riveste per il conseguimento della vera conoscenza. La sua straordinaria curiosità e il formidabile intuito ne hanno fatto l'emblema del genio universale e intorno alla sua figura sono sorte leggende che ne alimentano, ancora oggi, la grande fama. Si pensi solo alla più recente letteratura inaugurata dal celebre romanzo di Dan Brown.

Anche per questo, probabilmente, il Prof. Mallegnini, noto paleoantropologo pisano, e Silvano Vincenti, Presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici e ambientali, stanno tentando di riesumarne i resti, al fine di applicare ad essi le più evolute tecniche di analisi del DNA e di ricostruzione del volto. Dopo le riesumazioni di Padre Pio e di Bach, l'analisi sui resti di Leonardo potrebbe offrire ulteriori elementi a quella nuova disciplina che qualcuno ha efficacemente battezzato 'necrostoria' e che non ha mancato di suscitare già accese polemiche.

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