Immaginaria e reale, la balena di Claudia Losi in mostra a Firenze

Balena Project - 2002/2008 - Claudia Losi - Foto di Carlo Fei

Apre oggi al Museo Marino Marini di Firenze la mostra "Claudia Losi. La coda della balena e altri progetti 1995-2008". Curata da a.titolo e Alberto Salvadori, insieme alla stessa artista, è una mostra antologica sul lavoro svolto dalla Losi dagli anni novanta fino ad oggi.

Venti sono le opere selezionate, che testimoniano l'eterogeneità della ricerca artistica e includono ricamo, scultura e un'installazione, dislocate nel percorso allestito negli spazi della cripta del museo fiorentino. I temi sono il disegno e l’esperienza della geografia, intesi come rapporto complesso e in progress con gli spazi aperti e i segni che li compongono, dagli elementi naturali, alla fauna, dai mutamenti del paesaggio a quelli della comunità che lo abita. Ci sono "Tavole vegetali" cioè licheni ricamati su stoffa e i "Celacanti", ricami e disegni riprodotti su tessuto imbottito, paesaggi fantastici nei quali i profili stilizzati di questi fossili viventi, nuotano osservati da figure maschili e femminili, poste in diverse prospettive.

E poi c'è il "Balena Project", una balena realizzata in tessuto di lana secondo la morfologia e le dimensioni reali della mediterranea Balena Physalus (23 metri di lunghezza), cucita nei Lanifici Botto e Boglietti tra le colline del biellese in Piemonte. Un progetto davvero interessante che...

Claudia Losi. La coda della balena e altri progetti 2005/2008 - Museo Marino Marini - Firenze
Balena Project - 2002/2008 - Claudia Losi - Foto di Carlo Fei
Dopo il Danubio le carpe del mercato guardano gambe - 2000 - Claudia Losi - Foto di Carlo Fei
Balena Project - Claudia Losi - Foto di Francesco Guazzelli

nasce nel 2002 dalla memoria delle balene che milioni di anni fa nuotavano tra le colline dell'Appennino; un’immagine riaggiornata agli anni Settanta quando, in molte città italiane, veniva esposta al pubblico una balena vera conservata sotto formalina e mostrata in un container da circo. Lavorando a partire da questi immaginari e queste memorie, l’artista ha realizzato un esemplare di Balenoptera Physalus, il più grande e veloce cetaceo del Mediterraneo.

Il progetto negli anni ha viaggiato per il mondo alla ricerca di comunità che aggiungessero qualcosa di nuovo alla storia. Collaborazioni soprattutto di donne, ceramiste e videomaker. 6 anni di lavoro che hanno prodotto 8 documentari che testimoniano un viaggio reale di un oggetto dell’immaginario; Mukat (2008), 15 corpi in ceramica bianca che riproducono pezzi di balena realizzati dall’artista, in collaborazione con Emilio Romano, prodotti appositamente per la tappa di Firenze e un tappeto colorato composto da più di 300 piccole balene in lana, cucite da due comunità di donne a Guamote e a Punguí, località a più di 4000 metri di altitudine, nella provincia del Chimborazo in Ecuador.

Fino al 5 luglio il corpo della balena è nel chiostro del Museo Marino Marini e diventerà l’oggetto di una performance. Poi si sposterà alla Ikon Gallery di Birmingham.

Del progetto fanno parte anche l’Osservatorio per le Arti Contemporanee Ente Cassa di Risparmio di Firenze e la Fondazione Pitti Discovery. Per informazioni sugli orari: info@museomarinomarini.it.

  • shares
  • Mail