La storia dietro Tuttomondo di Keith Haring a Pisa

Serigrafie della Keith Harin Foundation NY

Una mostra piccola ma interessante a Palazzo Blu celebra la presenza di Keith Haring a Pisa 23 anni fa e la fine della seconda fase dei lavori di restauro e protezione di Tuttomondo. Nella stanza d'ingresso ci sono sei serigrafie provenienti dalla KH Foundation, alcuni pannelli informativi ed un video che racconta come si è utilizzato l'Agar, la gelatina estratta da un'alga, per rimuovere il carbonato di calcio che si è depositato insieme allo smog sul murale.
All'inaugurazione Piergiorgio Castellani (autore del libro Keith Haring a Pisa) ne ha approfittato per raccontare qualche aneddoto sulla presenza dell'artista newyorchese all'ombra della Torre. Keith si addentrò per le strade pisane, a leggerne segni e colori e capì fin da subito che, per accordarsi al ritmo del luogo, avrebbe utilizzato delle tinte più tenui rispetto ai colori vividi con cui solitamente realizzava i suoi murales. Rimase colpito da un simbolo che si ripete spesso lungo vicoli e palazzi, la croce bianca su sfondo rosso, costellata da dodici palle che simboleggiano i dodici apostoli, simbolo di Pisa.

Serigrafie della Keith Harin Foundation NY

Serigrafie della Keith Harin Foundation NY
Serigrafie della Keith Harin Foundation NY
Serigrafie della Keith Harin Foundation NY
Serigrafie della Keith Harin Foundation NY


La sera precedente l'inizio dei lavori, la volle spendere nel refettorio con i frati Sant'Antonio, che gli avevano concesso di dipingere proprio la parete esterna del loro complesso ecclesiastico. Uno street artist omosessuale, non cattolico, negli ultimi giorni della sua esistenza terrena - che di lì a poco sarebbe stata stroncata dall'HIV, a tavola con un gruppo di frati.
Il giorno seguente aveva in mano alcuni schizzi, ma nessun vero e proprio bozzetto preparatorio, niente di definitivo. Keith volel realizzare il complesso impianto figurativo sulla parete di Sant'Antonio improvvisando, lasciandosi trasportare dal ritmo delle figure e della città.
Nel giro di poche ore cominciarono a radunarsi alla base del murale decine di ragazzi per farsi firmare jeans e magliette e da Milano arrivarono un po' di dj, fra cui il buon Nicola Guiducci, amico dell'artista. La festa durò tre giorni in un'atmosfera magica (che Haring nei suoi Diari definisce felliniana), con gente accorsa da tutta Europa. Proprio mentre dipingeva, realizzando al centro del murale un personaggio che ricorda la croce pisana, Haring si rese conto che stava realizzando qualcosa di molto importante, che sarebbe durato per secoli. Lui che non amava dare un titolo ai suoi pezzi, disse che se proprio doveva essere, sarebbe stato Tuttomondo.
Infine, un ultimo particolare. Vi chiederete, chi aveva portato Haring a Pisa? Keith aveva conosciuto a New York un gruppo di Hare Krishna che stazionavano con il loro furgoncino davanti casa sua. Uno di loro, un ragazzo pisano, lo colpì per la sua bellezza. Era il figlio del proprietario di una grande azienda vitivinicola fiorentina. Padre e figlio, dopo aver visitato lo studio dell'artista, se ne innamorarono, e vollero ospitare Haring a Pisa impegnandosi a convincere Comune e frati e sponsor tecnico (Caparol).

Serigrafie della Keith Harin Foundation NY
Serigrafie della Keith Harin Foundation NY
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