La Bohème si invita al Grand Palais


Una mostra dedicata alla Bohème, anzi alle bohème, perché intorno alla parola si concentrano innumerevoli declinazioni, spesso riviste e reinterpretate alla luce di un senso estremamente lontano da quello originario. La mostra, organizzata sotto la cornice trasparente del Grand Palais da Sylvain Amic, direttore del Museo di Belle Arti di Rouen, e inaugurata il 26 settembre alla presenza del Ministro della Cultura e della Comunicazione Aurélie Filippetti, permetterà ai visitatori di scoprire, fino al 14 gennaio 2013, i mille volti dell'arte ispirata al nomadismo.

Le immagini stesse del vernissage, svoltosi solo qualche giorno fa, lasciano intendere un piccolo spaccato di una realtà tanto variegata fatta di viaggi, di incontri e di scambi tra culture spesso lontanissime tra loro, ma accomunate dalla medesima voglia di condividere alcune delle loro più intime caratteristiche. Perché l'essenza stessa dell'anima bohème non fa rima con perenne distacco, come si crede spesso, ma con quella capacità particolarissima che permette di conservare una parte di sé pur nel mezzo di quel continuo spaesamento che consente di restare un costruzione in fieri, aperta alle innumerevoli possibilità della contaminazione più autentica.

Cantata, filmata, sotto forma di versi, data per morta almeno cento volte e poi puntualmente resuscitata, la "Bohème" fa parte dei miti moderni. Attraverso più di 200 opere, da Turner a Corot, da Courbet a Manet, da Van Gogh a Matisse, quest'esposizione rivela al grande pubblico un intero aspetto di una cultura fino ad oggi nascosta, mettendo in luce la profonda trasformazione dello statuto dell'artista a partire dalla metà del XIX° secolo, nonché il fondamentale apporto dei popoli nomadi alla costruzione dell'identità europea.

Via | grandpalais.fr

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