Gli Uffizi di Firenze celebrano in una mostra l'eredità di Giotto

Polittico Peruzzi (Cristo benedicente, San Francesco, San Giovanni Battista, la Vergine e san Giovanni evangelista), Giotto

Si apre il 10 giugno alla Galleria degli Uffizi di Firenze la mostra "L'eredità di Giotto. L'arte a Firenze, 1340-1375".

Come sottolinea il titolo, l'esposizione vuole documentare un periodo meno noto e a lungo considerato dalla critica come decadente, dominato dall’ arte ‘glaciale’ e accademica dei fratelli Orcagna. Nel passato erano stati pochi i motivi d'interesse per gli storici verso l'arte della seconda metà del Trecento, come invece si erano avuti nell'epoca precedente e come verranno recuperati in quella successiva.

L'epoca precedente era stata dominata dalla visione rivoluzionaria di Giotto, riconosciuta e accolta da tutta la scena artistica fiorentina della fine del Duecento e dell'inzio dell'epoca successiva. Una figura così importante da segnare il periodo artistico in modo profondo, definito da Roberto Longhi come il più gran secolo dell’ arte italiana.

L\'eredità di Giotto. L\'arte a Firenze 1340/1375 - Galleria degli Uffizi - Firenze
Polittico Peruzzi (Cristo benedicente, San Francesco, San Giovanni Battista, la Vergine e san Giovanni evangelista), Giotto
Due santi, Giotto (attr.) - Collezione Cini, Venezia
Decapitazione di san Giovanni Battista, Antonio Veneziano - Museo dell’Opera del Duomo, Firenze
Pietà di San Remigio, Giottino - Galleria degli Uffizi, Firenze

La creazione di Eva, Andrea Pisano - Museo dell’Opera del Duomo, Firenze

L'epoca successiva, quella dell'ultimo quarto di secolo, è stata anch'essa apprezzata dalla critica, grazie al recupero delle immagini e dei temi di Giotto.

Rimaneva quindi un periodo ben preciso, quello della mostra appunto, che doveva essere riscoperto. Negli anni la critica ha rivisto alcune posizioni nei confronti di autori seguaci di Giotto come Bernardo Daddi, Taddeo Gaddi, Maso di Banco e di altri indipenenti dal maestro come il cosiddetto Maestro di Figline, Lippo di Benivieni, il Maestro delle Immagini Domenicane, riconoscendo validità al lavoro svolto da questi artisti.

Nuovi studi sono stati apportati per capire la misteriosa figura di Stefano, con una certa sicurezza nipote di Giotto, così come un certo interesse ha suscitato il Maestro di San Lucchese. E poi i fratelli Orcagna, soprattutto Andrea, a cui si deve per primo il recupero dei temi giotteschi. Nel quadro rientra Giottino, considerato uno dei più grandi artisti del Trecento.

Le opere esposte mostrano queste tendenze pittoriche e la qualità raggiunta da questi artisti meno riconosciuti, in un'epoca di passaggio segnata anche da fermenti nuovi.

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