Robert Gligorov. Il fascino perverso della metamorfosi


Non conoscevo Robert Gligorov fino a qualche tempo fa. Ma le sue fotografie, che piacciano o meno, che disturbino o no, non lasciano indifferenti. D'altra parte, l'intento dell'artista, macedone ora a Milano, è proprio quello di attirare l'attenzione e tenere il pubblico davanti alle sue opere almeno 30 secondi, senza alcun interesse per il mercato (sarà vero?).

Gligorov usa il suo corpo, in particolare la sua superficie, come teatro per performances e messe in scena di metamorfosi costanti e improbabili. Si può dire che l'artista cambi pelle, acquistandone di volta in volta una nuova, fatta di buccia d'arancia o di pelle di pollo o ibridandosi con elementi vegetali, animali o minerali, valicando e rendendo invisibile il confine tra realtà e finzione non solo con la fotografia ma anche con la scultura e l'installazione.

Quando non è direttamente la sua persona ad entrare in gioco, allora Gliglorov crea composizioni ambigue, dissonanti e un po' surreali, e se la natura proprio non riesce ad aiutarlo, allora si aiuta con programmi di fotomanipolazione. Il risultato tende sempre e comunque allo shock, al corto circuito tra reale e immaginario, allo scandaloso o al disturbante.

Alcuni lavori di Robert Gligorov


La sua arte sarà in mostra fino al 28 giugno alla galleria Betta Frigieri Arte Contemporanea di Modena, in una personale intitolata "Chronicle private stories". E se le sue opere vi fanno sorgere delle domande, date anche un'occhiata alle sue risposte.

Una curiosità: il nome di Robert Gligorov è legato agli esordi dei Bluvertigo che nei primi anni '90, grazie al suo interessamento e supporto, vennero notati da una casa discografica indipendente di Monza. Sue le copertine dei primi due album del gruppo, Acidi e basi e Metallo non metallo.










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