Antony Gormley. Riflessioni sul corpo


So già che qualcuno penserà che la mia scoperta di Antony Gormley è tardiva, ma sulle pagine di Artsblog se ne è parlato solo una volta e in maniera indiretta, quindi ne approfitto per dedicargli uno spazio.

Gormley è tra i più importanti scultori britannici contemporanei e la sua ricerca, portata avanti dagli anni '70, si è focalizzata negli ultimi 25 anni sul corpo umano "come luogo di memoria e trasformazione". Per la maggior parte dei suoi lavori, Gormley usa come punto di partenza il proprio corpo, che diventa al tempo stesso soggetto e oggetto della creazione.

L'artista uscendo dall'ambiente museale, coinvolge anche lo spazio aperto e pubblico con opere su larga scala e di grande impatto visivo. Un esempio è Waste man, grande scultura antropomorfa realizzata con "le materie prime della vita casalinga delle persone", ovvero pezzi d'arredamento, poi dati alle fiamme per sprigionare idealmente energia (qui ci sarebbe da aprire una parentesi sull'inquinamento, ma sorvoliamo).

Alcuni lavori di Antony Gormley


Oltre alle opere scultoree, la ricerca di Gormley si materializza anche in lavori che chiamano direttamente in causa il corpo del visitatore, invitato ad attraversare stanze abitate da imponenti quanto permeabili installazioni (Breathing room e Clearing, ad esempio).

Vi segnalo una cosa, di cui mi accorgo solo ora: prima di David Reimondo, Gormley aveva usato fette di pane per le sue opere già alla fine degli anni '70. Sua è, inoltre, l'enorme scultura Angel of the North, 200 tonnellate di acciaio, altezza pari a 20 metri e apertura alare di 54, realizzata nel nord-est dell'Inghilterra.



















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