Il Cnr svela i segreti dello smaltino e perché diventa grigio

smaltino

Un recente studio del Consiglio nazionale delle ricerche svela le ragioni che portano all'alterazione dello smaltino, un tipo di pigmento blu usato dai pittori a partire dal XV secolo nella pittura murale e su tela. A contatto con l'umidità, infatti, lo smaltino assume dei toni grigiastri sfalsando l'insieme cromatico delle opere, com'è successo per capolavori di Luca Signorelli, Rubens, Tintoretto, Tiziano e Vermeer. È Francesco d’Acapito dello Ior-Cnr, l'Istituto Officina dei materiali, a spiegarci nei dettagli la composizione di questo importante elemento:


“Lo smaltino è costituito da un vetro silico-potassico che deve il suo caratteristico colore alla presenza di cobalto, aggiunto durante la preparazione. La microscopia elettronica a scansione e le tecniche d’indagine spettroscopiche di raggi X hanno mostrato che i granuli di pigmento alterati sono privi di potassio, e che il cobalto nei grani inalterati ha attorno a sé una gabbia di 4 atomi di ossigeno a forma di tetraedro, mentre nel caso del pigmento alterato circa il 30% si trova in una gabbia di 6 atomi di ossigeno a forma di ottaedro."


In altre parole, la ricerca verte sulle proprietà ottiche del cobalto tetraedrico e ottaedrico. Una spiegazione molto tecnica ma fondamentale per salvare attraverso il restauro le opere in cui è presente lo smaltino:


I calcoli, basati sulla Teoria del funzionale della densità elettronica (Dft), hanno mostrato che il cobalto tetraedrico assorbe fortemente nella banda del rosso, fornendo quindi il colore blu, mentre l’ottaedrico assorbe nel blu, fornendo una tonalità rosa. La presenza contemporanea di entrambe le strutture nel pigmento degradato, ed in modo particolare di strutture ottaedriche distorte fortemente assorbenti, porta a una competizione tra le due colorazioni, fornendo una tonalità grigiastra.

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