Un Monet reclamato dagli eredi del proprietario ebreo fuggito ai nazisti


E' il "Campo di papaveri di Vétheuil", una tela di Monet balzata all'onore delle cronache in questi giorni per una singolare vicenda di attribuzione che affonda le sue radici in uno dei periodi più oscuri del secolo scorso. Un quadro del "modico valore" di 20,7 milioni di euro, e dalla vicenda complicata, inserito nella ricca collezione svizzera Bührle dagli anni '40. Rubato e poi ritrovato all'inizio del 2008 da un museo di Zurigo, è oggi l'oggetto di una complessa contesa che vede come protagonisti gli eredi del precedente proprietario.

Max Emden, ricchissimo affarista ebreo di Amburgo, che aveva fatto fortuna nel mercato dei grandi magazzini, aveva acquistato il capolavoro di Monet alla fine degli anni '20. Nel 1933 per sfuggire alla furia nazista, si trasferì in Svizzera e precisamente a Tessin, dove si concesse l'acquisto delle Isole Brissago del Lago Maggiore. Perseguitato dal regime di Hitler il suo unico figlio Hans Erich Emden, intenzionato a fuggire in America del Sud, fu costretto a cedere d'urgenza l'opera, svenduta per 30.000 franchi e poi riacquistata da Emil Bührle.

Secondo il giornale elvetico Neue Zuercher Zeitung, il cileno Juan Carlos Emden, nipote di Max, è atteso a Zurigo per negoziare la restituzione del quadro, sostenendo la sua vendita illegale all'epoca, ma la famiglia Bührle non ha rilasciato dichiarazioni e il destino del Monet sembra ancora incerto.

Immagine da upload.wikimedia.org

Via | lemonde.fr

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