George Grosz e gli anni berlinesi: scene di una società in decadenza

george grosz mostra a bologna

1912-1931: un arco di tempo che la Galleria Dè Foscherari di Bologna vuole far conoscere dell'artista George Grosz, con una mostra dal titolo George Grosz- Gli anni di Berlino esponendo dal 24 Novembre fino al 17 Febbraio 25 opere dell'artista. Importantissimi quegli anni per Grosz che a Berlino formò il gruppo Dada berlinese e quello della Nuova Oggettività, ma che sarà costretto a lasciare per gli Stati Uniti durante le repressioni del regime nazista..
In Germania l'artista non ebbe vita facile, soprattutto dopo l'adesione al partito comunista nel 1918. La capacità di Grosz, che cambiò per protesta alla propria cultura il nome da Georg a "George", tipicamente inglese, è stata quella di utilizzare molto più coscientemente di Otto Dix disegni e dipinti come argomentazione politica. Uscendo dal circuito ufficiale dell'arte, intenzionato a non vendere ai borghesi, collaborò con importanti riviste e famosi editori, illustrando molti dei loro libri.
Al pari delle incisioni di Goya, le illustrazioni di Grosz rivelano un intensa espressività e coscienza politica, che dopo gli anni '20 riuscì a trasferire anche nei suoi dipinti ad olio. Patriota, ma non falso come i nazionalisti conservatori della società intorno a sè, Grosz vedeva nella guerra il germe della follia e nelle "classi sociali colpevoli" i bersagli per denunciare la brutalità tedesca. Grosz viveva consapevole del fallimento degli ideali umanistici che avevano entusiasmato gli espressionisti prima della guerra, ma la forte coscienza politica e l'obiettivo di usare il disegno come strumento di denuncia, divenne il motore per la sua arte.

Anche il suo stile ne risentì: non più umoristico come i primi anni, ma sempre più oggettivo caratterizzato da tratti neri e spessi, composizioni affollate dove regna il caos, colori accesi, piani scomposti tipici dei futuristi e figure caricaturali. Proprio questi "tipi umani" rivelano i retroscena di un'amara commedia sociale che sa ben nascondere la propria decadenza.

Foto| Dal sito della Galleria Dè Foscherari, da Flickr (2), e da Repubblica)

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