Detenuti archeologi: a Rebibbia nasce un museo

A Roma nel carcere di Rebibbia, dopo la scoperta di due necropoli di schiavi del I-II secolo d.C. e di una cisterna d’acqua a due navate lunga 25 metri - tra l’aula bunker e il penitenziario femminile - si è tenuto un corso di formazione destinato a persone in stato di detenzione. Il corso per “Operai specializzati in scavi archeologici, in manutenzione di beni culturali e aree verdi e giardini storici ” è terminato con il restauro dei reperti archeologici ritrovati.

Nasce così l’Antiquarium all’interno del penitenziario, un “museo” in un corridoio di accesso alle zone comuni (teatro, chiesa, area verde), le cui pareti sono state affrescate con motivi decorativi liberamente ispirati alla decorazione parietale di epoca romana. I reperti, suddivisi per classi ceramiche (ceramica da fuoco, ceramica da mensa, sigillata, anfore), sono esposti in cinque teche appositamente progettate e corredate da pannelli che forniscono dati e informazioni sui singoli pezzi.

I destinatari di questa esposizione sono in primo luogo i detenuti stessi, cui si aggiungono i loro familiari, le guardie carcerarie e tutti coloro che entrano in carcere per vari motivi (avvocati, magistrati, insegnanti, operatori sociali, etc.). Restiamo in attesa quindi di aperture speciali per il pubblico.

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